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Mostre

All'Hamburger Bahnhof il nostro tempo frammentato

Dipinti, sculture, fotografie, disegni e installazioni fra gli altri di Beuys, Kapoor, Kentridge, Taylor-Johnson, Twombly e Warhol

«La fine del XX secolo» (1982-83) di Joseph Beuys, Berlino, Nationalgalerie. Sammlung Marx © VG Bild-Kunst, Bonn 2019, © Staatliche Museen zu Berlin, Nationalgalerie / Thomas Bruns

Berlino. Se dicessimo che viviamo in un mondo in frantumi non saremmo, secondo la curatela della mostra «Tempo per i frammenti – Opere dalle Collezioni Marx e della Nationalgalerie» (dal 9 novembre fino a metà 2020 all’Hamburger Bahnhof), nel nostro presente, nell’età dell’uomo contemporaneo.

Il «frammento» inteso come residuo di un ex intero o parte di un incompiuto rimanda a un’idea oramai superata, tipica della cultura rinascimentale e poi di quella romantica volte a ricercare o credere in un tutto compiuto o a vagheggiarlo; una teoria che non è più adatta al nostro tempo in cerca di frammenti in quanto microenti autonomi che sono la natura stessa dell’uomo contemporaneo. Il XX secolo è stato l’età di un mondo incompiuto e frammentato proprio in quanto evoluto, non involuto o decadente col tempo.

Quando Anaïs Nin andò a trovarlo nel suo atelier parigino, Marcel Duchamp le disse: «Il nostro è un tempo per frammenti»; le voleva spiegare il perché della sua opera «Il grande vetro» alias ...
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 402, novembre 2019

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