All’Asmara uno straordinario patrimonio italiano modernista

Un osservatore privilegiato, Francesco Bandarin (Unesco), scruta il Patrimonio mondiale

Francesco Bandarin |  | Asmara

L’iscrizione del centro di Asmara nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 2017 è stata celebrata, in Italia e in Africa, come dimostrazione dell’importanza di un patrimonio urbano moderno che, pur realizzato in epoca coloniale, è poi divenuto emblema della nuova Africa, e dell’Eritrea indipendente. L’Italia occupò l’Eritrea, la «colonia primigenia», nel 1889, e nel 1897 trasferì la sua capitale a l’Asmara, dove le condizioni climatiche sono, per via dell’altitudine (2.300 metri), molto migliori di quelle, davvero infernali, del porto di Massaua.

All’epoca, nell’area si trovavano quattro antichi villaggi, unificati nell’insediamento di Arbate Asmera (in lingua tigrina «Loro [le donne] hanno portato l’unità [tra i quattro villaggi]»), dove si era stabilito, verso la metà dell’Ottocento, il regno locale di Bahr Negash Gurade Zeray e poi, successivamente e prima dell’arrivo
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