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Musei

All'Aquila l'antenna abruzzese del MaXXI

Slitta l'apertura: si apre il 6 novembre alla stampa, il 7-8 al pubblico

L’ingresso di Palazzo Ardinghelli, nuova sede del MaXXI L’Aquila. Foto: Luca Eleuteri

Con un progetto che vuole avere respiro internazionale e vuole creare legami saldi con il capoluogo abruzzese, il museo MaXXI L’Aquila a Palazzo Ardinghelli potrà infondere fiducia, suscitare discussioni e idee in una città che va rimarginando le ferite del sisma del 2009: lo inaugurerà il ministro Dario Franceschini il 6 novembre alla stampa, il 7-8 al pubblico (inizialmente l'apertura era prevista il 30 ottobre). Che cosa si vedrà nell’edificio di metà Settecento, che avrà due ingressi sul fronte e sul retro, attraverso il cortile, affinché sia vissuto come spazio in stretta relazione con la città?

La Fondazione MaXXI guidata da Giovanna Melandri affida un «messaggio forte» ai lavori commissionati a cinque artisti: l’installazione di Nunzio sarà a piano terra; al piano nobile gli interventi di Elisabetta Benassi e Alberto Garutti sono negli scenografici saloni con camini, Daniela De Lorenzo colloca una scultura in un’altra sala, Ettore Spalletti volle la cappella settecentesca per una sua colonna con un progetto già definito prima della morte, nel 2019.

Completano le proposte per l’apertura al pubblico le fotografie aquilane che il museo commissionò a Paolo Pellegrin, quelle di Stefano Cerio su paesaggi abruzzesi, un’installazione ispirata all’Aquila della russa Anastasia Potemkina coprodotta con la V-A-C Foundation di Mosca, una scelta di opere dalla raccolta romana.

«La città ha una grande effervescenza culturale e molte istituzioni rispetto ai 70mila abitanti, si rallegra il sindaco Pierluigi Biondi. Come Comune intendiamo contribuire all’integrazione del MaXXI perché non sembri un corpo estraneo coinvolgendo, per esempio, le scuole. E coinvolgendo il museo nella candidatura a Capitale della cultura italiana nel 2022. La parte contemporanea è mancata, ma L’Aquila è ben disposta verso le novità culturali».

A Biondi piace che il centro abbia artisti come Nunzio, «nato a 10 chilometri da qui», e Spalletti, pescarese: «Nel territorio nascono forme d’arte. La compenetrazione tra antico e presente aiuterà i giovani a entrare nel concetto di appartenenza a questa terra e a evitare l’impaludamento». Intanto, dice, «per il 2021 ho proposto di approfondire il rapporto tra jazz e futurismo».

Tra i tanti istituti culturali contattati, figura il Gran Sasso Science Institute. Il rettore Eugenio Coccia: «Collaboreremo. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda nel ritenere l’attività scientifica e quella artistica percorsi diversi nel conoscere e interpretare il mondo. Il museo sarà un forte arricchimento». Infine: il MaXXI gestisce direttamente il centro, impiegando anche professionalità locali, e affiderà servizi come vigilanza, pulizia, didattica a imprese esterne.

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020

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