All’Albertinum Richter si sceglie da sé

In occasione del suo 90mo compleanno, l’artista si mette a nudo nella propria città natale in una quarantina di opere

Gerhard Richter davanti a un suo dipinto all’Albertinum di Dresda nel 2017. Foto David Pinzer © Gerhard Richter 2021 (0165/2021) Gerhard Richter, «Betty (425-4)», 1977. © Gerhard Richter 2021 Gerhard Richter, «Autoritratto (836-1)», 1996. © Gerhard Richter 2021
Francesca Petretto |  | Dresda

«Gerhard Richter: ritratti, vetro, astrazioni» è la personalissima antologica che Richter stesso allestisce all’Albertinum (dal 5 febbraio all’1 maggio) in occasione del suo 90mo compleanno.

Non è l’unica mostra che lo celebra in Germania, ma questa ha un sapore speciale: a Dresda il quotatissimo artista è nato nel febbraio del 1932; a Dresda è già tornato, dopo lunghi anni di separazione, da 20 anni esatti per aiutare con la vendita di un suo celebre dipinto in grande formato («Fels», 1989) la ricostruzione della città inondata dall’Elba (2002) e più di recente con la creazione dell’omonimo Archivio (2006) presso le Staatlichen Kunstsammlungen.

Proprio lui ha selezionato le quaranta opere in mostra provenienti dalla sua collezione privata, dall’omonima Stiftung (fondazione) e da importanti collezioni e istituzioni internazionali: narrano un Richter inedito che sembra volersi denudare di mito e celebrità per tirare in pubblico un bilancio della sua lunga vita e prolifica attività creativa.

L’autoritratto in piccolo formato del 1996 è la dichiarazione d’intenti e il fulcro di questa preziosa monografica: l’immagine, catturata come in una foto mossa, è soffusa, sfuocata e indecifrabile o forse intende parlarci di un uomo in movimento, nient’affatto intenzionato a fermarsi, a 64 anni all’inizio di una nuova, rivoluzionaria stagione di vita e di lavoro.

La mostra racconta questi momenti di cesura: l’ultima, fondamentale, si è verificata dopo il passaggio di secolo, prima della produzione del ciclo «Birkenau» (2014), quando Richter in un’epocale intervista dichiara: «Non credo ci saranno altri quadri. A un certo punto finisce e basta e non è poi così male».

Sono gli anni dei lavori su vetro, tuttavia seguiti da nuove pitture astratte su supporto tradizionale ma con nuovi strumenti, come un coltello al posto di pennello e spatola: è la chiusura perfetta del cerchio o l’annuncio di una nuova era?

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