All'Albertina i classici del futuro

Un primo corpus della collezione del mercante-collezionista Rafael Jablonka a Vienna

Flavia Foradini |  | VIENNA

È una mostra assai attesa quella che presenta all’Albertina un primo corpus della Collezione Jablonka, di casa dall’anno scorso nel museo viennese. A partire dagli anni Ottanta Rafael Jablonka ha raccolto 400 opere, principalmente tedesche e americane.

Chiuse le attività in Germania nel 2017 e istituzionalizzata la collezione come Fondazione Rafael e Teresa Jablonka, il collezionista, gallerista e curatore di origine polacca ha scelto come base l’Albertina, che «saprà occuparsi delle opere anche fra 100 anni, sottolinea il direttore del museo Klaus Albrecht Schröder. Sono convinto che gli artisti proposti in questa prima mostra saranno i classici del futuro».

Parlando degli aspetti istituzionali della Collezione Jablonka, parte integrante delle raccolte di arte contemporanea del museo, Schröder spiega che: «Non è stato stabilito un orizzonte temporale per la permanenza della collezione fra le nostre mura. Una fondazione appartiene a se stessa, ma è indivisibile e non vendibile».

La raccolta consente all’istituzione austriaca di disporre, fra l’altro, di 240 lavori del fotografo giapponese Nobiyoshi Araki e quaranta di Sherrie Levine, oltre a dodici dipinti di Eric Fischl, e sette sculture monumentali di Michael Heizer.

La prima mostra dedicata, dal 2 ottobre al 21 febbraio, s’intitola «My Generation» e attraverso 110 tra dipinti, sculture e lavori su carta racconta la scena artistica della generazione di Jablonka, popolata, tra gli altri, da Andreas Slominski, Francesco Clemente, Mike Kelley, Roni Horn, Sherrie Levine, Miquel Barceló e Thomas Schütte.

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