All’Albertina Clemente e Cragg

L’artista italiano, per la prima volta in Austria, condivide il museo viennese con lo scultore inglese

«Autoritratto con occhi» (2002), di Francesco Clemente (particolare). © Albertina
Flavia Foradini |  | Vienna

La vasta personale di Francesco Clemente in cartellone all’Albertina fino al 23 ottobre è la prima in Austria e trae origine dalla donazione al museo da parte della coppia Teresa e Rafael Jablonka di una corposa collezione contenente numerose opere dell’artista italiano, oggi 70enne: «Fra gli artisti contemporanei, Clemente è il poeta che si sente legato all’antichità come al Rinascimento e alla modernità», così spiega Jablonka il suo interesse.

Esponente di spicco della Transavanguardia, all’inizio degli anni ’80 Clemente ha scelto come base operativa New York, dove ha intessuto rapporti e collaborazioni con numerosi artisti, fra cui Jean-Michel Basquiat Andy Warhol e Allen Ginsberg. Il filo rosso scelto dalla curatrice Elsy Lahner, coadiuvata da Rafael Jablonka e dallo stesso Clemente, è quello dei molti viaggi dell’artista di origine napoletana e dei suoi lavori nati in diverse parti del mondo. Frutto anche di un processo di riflessione sul sé, il nomadismo di Clemente si traduce in lavori che spaziano tra generi e luoghi: «La sua arte, ha riassunto Salman Rushdie, è quella di un viandante». Un’attenzione particolare nel percorso espositivo è dedicata ai numerosi autoritratti.

Il fulcro della mostra che l’Albertina dedica a Tony Cragg dal 7 luglio al 30 ottobre sono venti sculture giustapposte ad altrettanti disegni degli ultimi due decenni: produzione quest’ultima, che si è intensificata dagli anni ’90, con la realizzazione di serie del tutto autonome: «Un desiderio cullato a lungo, quello di presentare all’Albertina questo artista di spicco a livello internazionale», rivela il direttore Klaus Albrecht Schröder.

Britannico nato a Liverpool nel 1949 ma residente in Germania, per la scultura Cragg ha incentrato la propria ricerca artistica sull’evoluzione dal figurativo all’astrazione e su materiali disparati, dal legno alla pietra, dalla fibra di vetro all’acciaio.

Per la mostra «Sculpture: Body and Soul» la curatrice Antonia Hoerschelmann ha scelto opere che mettono in luce l’originalità dello stile di Cragg e la sua tendenza all’essenzialità: «Uno degli aspetti che più mi interessano è il rapporto con la natura, il mondo organico, ma vitale è anche la mia relazione con gli oggetti e i materiali che mi attorniano e la mia ricerca cerca di sondare quali ulteriori multiformi relazioni siano possibili, spiega Cragg. I materiali sono grati se vengono liberati dalla schiavitù industriale. Qualsiasi materiale, qualsiasi procedimento creativo può essere utilizzato per realizzare qualcosa di significativo e interessante. Molti credono che la scultura abbia a che fare con l’artigianato ma sicuramente oggi non è più così. Da questo punto di vista la scultura oggi è ai suoi inizi, anche se esiste da millenni».

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