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Antiquari

Alessandra Di Castro: «Sarò una presidente itinerante»

Neoeletta al vertice dell'Associazione Antiquari d’Italia, l'antiquaria romana vuole una governance più collegiale

Alessandra Di Castro

Roma. Il 16 dicembre Alessandra Di Castro è stata eletta presidente dell’Associazione Antiquari d’Italia (Aai), di cui era già consigliere dal 2006, diventando la più giovane a ricoprire questa carica. Diplomata in Arti decorative e figurative allo Study Center presso il Victoria and Albert Museum di Londra e laureata in Storia dell’Arte a Roma, la Di Castro rappresenta la quarta generazione di una delle più prestigiose famiglie antiquarie romane che aprirono la «bottega» poco dopo che Roma divenne capitale d’Italia.

Affacciata su Piazza di Spagna, la sua galleria è decisamente originale nella concezione: preceduta da uno studio sobrio, attraverso un cortile segreto si raggiunge la galleria che espone rare opere d’arte soprattutto italiane, straordinari mobili e oggetti di arte applicata provenienti per lo più da collezioni private. Dalla fine degli anni Novanta, si è conquistata un autorevole riconoscimento in campo internazionale: dal 1998 espone al Tefaf di Maastricht e quindi all’edizione newyorkese, dove dal 2016 al 2019, oltre a parteciparvi con un proprio stand, con i colleghi e amici parigini Marie-Amélie Carlier (Galerie Brimo de Laroussilhe) e Nicolas e Alexis Kugel ha allestito una mostra di antiquariato «puro» all’Academy Mansion.

Espone alla Masterpiece Fair di Londra, di cui è nell’Exhibitor Committee, e alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze (Biaf), dove siede nel Comitato direttivo; nel 2019, all’interno della Fine Art Asia di Hong Kong, ha esposto per la prima volta al Masterpiece Pavilion. Dal 2012 al 2017 è stata direttrice del Museo Ebraico di Roma e dal 2019 è presidente della Fondazione per lo stesso museo.

La sua nomina giunge in una fase in cui l’antiquariato italiano ha maturato la sua nuova identità ma non ottiene ancora risultati soddisfacenti sul mercato.

Questo è un momento di grande riscoperta dell’arte e degli antiquari italiani, che tornano a essere protagonisti nelle mostre e nelle fiere internazionali. È l’eredità sana che mi hanno lasciato Enrico Frascione, il presidente uscente, Carlo Orsi e Giovanni Pratesi, nominato presidente honoris causa. È mia volontà prendere questo testimone sviluppando con il neoeletto Consiglio alcune novità al fine di tenere testa a un mercato caratterizzato da continui mutamenti. Abbiamo strade maestre tracciate da colleghi come Cesare Lampronti, che ha realizzato la grande mostra sulla sua storia di antiquario alla Reggia di Caserta, maturata in anni di lavoro e resa possibile dalla collaborazione con il Ministero dei Beni culturali.

Qual è il primo obiettivo della sua presidenza?

Il presidente deve essere una guida ma anche un portavoce di tutti. Punto a una gestione più collegiale, più partecipata della nostra associazione e a valorizzarne le tante voci autorevoli dando massima attenzione a quelle realtà meno visibili, a volte periferiche ma altrettanto importanti. A questo scopo penso a riunioni di Consiglio «itineranti» a Milano, Firenze, Modena, Roma e Napoli, per avere un rapporto più serrato e diretto con i nostri associati. Bisogna andare a trovare gli antiquari nelle gallerie, nei loro mondi. Recepire nuove idee e dare risposte concrete. Inoltre mi piacerebbe valorizzare quel senso di consapevolezza e di orgoglio per un mestiere così nobile.

La Biennale dell’Antiquariato di Firenze, la più importante di arte italiana in campo internazionale, può costituire un esempio per come ha generato una sinergia vitale per il suo radicamento?

Nel 2019 la Biaf ha festeggiato con successo i sessant’anni. Il processo di consolidamento è stato lungo ed è avvenuto grazie a una sinergia efficace con la città di Firenze. Il presidente della Biennale è il Sindaco, nel consiglio siedono le autorità cittadine, c’è uno scambio continuo con le istituzioni locali e con alcuni dei nostri consiglieri. Pratesi ha dato un contributo davvero importante, per questo ha appena ricevuto il Lorenzo d’Oro dall’Aai. Ritengo sia necessario un lavoro affiatato e sinergico fra il Presidente dell’Aai e il segretario generale della Biaf, Fabrizio Moretti, che l’ha valorizzata ulteriormente e al quale sono legata da un rapporto di stima professionale e di amicizia. Con la stessa visione opera l’Aai, che mette a sistema una serie di iniziative volte a far conoscere a promuovere il mestiere dell’antiquario: sponsorizzazioni e restauri, pubblicazioni scientifiche, collaborazioni con musei pubblici e fondazioni. Non ci tiriamo mai indietro!

Crede che sia ora di riportare su uno stesso piano le diverse forme d’arte e di conseguenza valorizzare i diversi tipi di antiquariato?

La Biaf, che ospita gli antiquari italiani iscritti all’Aai, ha sempre cercato di coprire tutti gli ambiti dell’arte italiana. L’abbattimento delle gerarchie dei generi artistici è uno dei punti fermi della nostra Associazione. La ricchezza e la varietà sono la forza dell’arte italiana e questa è stata una risorsa che ha reso più competitivi gli italiani in ambito internazionale. Questo aspetto è riflesso dal nuovo Consiglio Aai, che ben rappresenta lo spaccato dell’antiquariato italiano abbracciando tante competenze diverse e professionalità di altissimo profilo.

Come pensa di rafforzare l’antiquariato italiano nelle fiere internazionali?

Oggi la vera sfida è quella di comunicare e raccontare la qualità. Nelle fiere nasce il rapporto personale tra chi per la prima volta si avvicina al nostro mondo e l’antiquario che, rispetto alla casa d’aste, porta con sé la sua storia e il suo gusto, indirizza il collezionista, lo accompagna nelle operazioni di restauro e valorizzazione dell’opera d’arte. Noi italiani siamo portatori della tradizione antiquaria dei «generalisti», ma anche degli specialisti, una grande ricchezza di professionalità.

Ha sempre lavorato per riportare i collezionisti, anche stranieri, in galleria. Questo è un altro obiettivo della sua presidenza?

Credo molto nel lavoro nelle gallerie, dove l’antiquario ha momenti di riflessione importanti, di approfondimento e di studio, e dove l’antiquario spesso riporta opere acquistate all’estero. L’Aai dovrà fornire a tutti i suoi associati strumenti efficaci per valorizzare il loro lavoro, per raccontare le numerose iniziative culturali che si svolgono nei loro spazi espositivi. La sfida è quella di far conoscere tutti, di mettere questa ricchezza a sistema.

Un tasto dolente è il vostro rapporto con lo Stato e le Soprintendenze.

Ho una visione ottimista. Credo nel proseguimento del dialogo con le istituzioni, soprattutto in questa fase in cui abbiamo degli interlocutori molto preparati. Penso che tutti siano d’accordo su uno snellimento burocratico che potrebbe facilitare il lavoro dell’antiquario, degli uffici esportazione e delle soprintendenze.

A causa degli ostacoli del mercato italiano molti antiquari hanno aperto all’estero.

È curioso, l’Aai conta un numero di iscritti rimasto costante negli anni! Ci sono anche molti giovani, nonostante il nostro sia un mestiere in cui l’esperienza e l’occhio del conoscitore necessitano di tempo per maturare. L’ammissione all’Associazione prevede da sempre un percorso molto selettivo, ma proprio grazie a questa selettività la nostra Associazione costituisce una garanzia fondamentale per un futuro di qualità nel mercato dell’arte in Italia.

Francesca Romana Morelli, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020


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