Al Thyssen l’impatto della fotografia sulla pittura

66 dipinti e un centinaio di fotografie in prestito da importanti raccolte internazionali, pubbliche e private

A sinistra, «Ritratto di Carolus-Duran», 1876, di Edouard Manet. The Henry Barber Trust, The Barber Institute of Fine Arts, University of Birmingham / Bridgeman Images. A destra, «RItratto di un dandy», 1854 ca, di Olympe Aguado. Musée d'Art Moderne et Contemporain di Strasburgo. Foto: Musei di Strasburgo
Roberta Bosco |  | Madrid

Fin dalla comparsa dei primi dagherrotipi la relazione tra fotografia e pittura è stata indissolubile, ma fu nel periodo dello sviluppo dell’Impressionismo che smise di essere considerata solo una riproduzione meccanica della realtà e iniziò a ottenere credibilità artistica.

È questo il punto di partenza della mostra «Gli impressionisti e la fotografia», aperta nel Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid dal 15 ottobre al 26 gennaio. Curata da Paloma Alarcó, responsabile di conservazione di Pittura moderna del museo madrileno, la mostra riunisce 66 dipinti e un centinaio di fotografie in prestito da importanti raccolte internazionali, pubbliche e private.

«Gli impressionisti, affascinati dalla natura mutevole della realtà, consideravano la capacità della fotografia di sospendere l’attimo e mantenerlo vigente indefinitamente, una vittoria simbolica dell’uomo sul tempo. La usavano come fonte
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