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Mostre

Al Reina Sofía Delphine Seyrig e le indisciplinate

Attrice e videoartista, è nota per aver interpretato film mitici di Buñuel, Truffaut e Resnais

Un fotogramma di «L’anno scorso a Marienbad» di Alain Resnais

Madrid. Il Museo Reina Sofia inaugura la stagione espositiva con «Muse ribelli. Delphine Seyrig e i collettivi di video femministi in Francia negli anni ’70 e ’80», una mostra dedicata alla singolare figura di Delphine Seyrig (Beirut, 1932 - Parigi, 1990) e alla sua importanza nell’ambito del movimento femminista.

Attrice, regista e videoartista la Seyrig è nota soprattutto per aver interpretato film mitici come «Il discreto fascino della borghesia» di Luis Buñuel, «Baci rubati» di François Truffaut e «L’anno scorso a Marienbad» di Alain Resnais. Curata da Nataša Petrešin-Bachelez e Giovanna Zapperi, la mostra analizza il lato meno conosciuto della carriera cinematografica della Seyrig, attraverso il suo rapporto con registe sperimentali come Chantal Akerman, Marguerite Duras, Agnès Varda e Ulrike Ottinger, con le quali collabora negli anni ’70 e ’80.

In contemporanea all’attività di attrice e videoartista la Seyrig s’impegna attivamente nel movimento femminista di quegli anni, creando con Carole Roussopoulos, Ioana Wieder e Nadja Ringart il collettivo Les insoumuses, una contrazione dei termini francesi indisciplinate e muse, usati anche per il titolo della mostra.

Interessata alle nuove potenzialità estetiche e politiche del video, la Seyrig sviluppa una riflessione critica sul corpo come strumento di lotta e resistenza e sulla costruzione della femminilità attraverso i mezzi audiovisivi, che s’intreccia con le rivendicazioni sociali per il diritto al divorzio e all’aborto, la difesa delle lavoratrici sessuali e delle prigioniere politiche.

L’impegno politico ed estetico della Seyrig non è circoscritto al contesto francese e la mostra, visitabile dal 25 settembre al 23 marzo, dedica un’importante sezione ai rapporti che mantiene con i movimenti femministi e antimperialisti internazionali.

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 400, settembre 2019


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