Al Museo Ala Ponzone arriva la «Madonna dell’Itria»

La mostra celebra Sofonisba Anguissola con il suo più celebre dipinto a confronto con opere dello stesso tema giunte da diverse aree d’Italia.

Particolare della «Madonna del Litria» di Sofonisba Anguissola
Ada Masoero |  | Cremona

Grande artista e donna dalla vita avventurosa, per un decennio pittrice e dama d’onore alla corte di Spagna, Sofonisba Anguissola (Cremona, 1532-Palermo, 1625) nel 1573, ormai più che quarantenne, sposò a Madrid il nobile siciliano Fabrizio Moncada e con lui si trasferì nel feudo di Paternò, rimanendo però presto vedova poiché il marito morì per mare, ucciso dai pirati.

Fu nel viaggio di ritorno verso Cremona, nel 1579, che s’innamorò del nobile Orazio Lomellini, comandante della nave che la portava a Genova, e presto lo sposò, vivendo con lui prima nella Superba, poi a Palermo, dove sarebbe morta, non senza aver ricevuto, a oltre 90 anni, l’omaggio di Antoon van Dyck che la ritrasse.

Poco si sa del suo lavoro negli anni passati a Paternò, ma di quel periodo resta la pala della «Madonna dell’Itria» (corruzione di Odigìtria, «colei che indica il cammino», come nelle icone bizantine in cui la Vergine indica il Bambino benedicente), oggi conservata nella Chiesa dell’Annunciata di Paternò sebbene lei, partendo, l’avesse lasciata al convento dei Francescani, luogo di sepoltura dei Moncada.

Il Museo Ala Ponzone la presenta dal 9 aprile al 10 luglio nella mostra «Sofonisba Anguissola e la Madonna dell’Itria», curata da un vasto comitato scientifico (Donatella Aprile, Gabriele Barucca, Michele Bacci, Gioacchino Barbera, Roberta Carchiolo, Mario Marubbi). E di qui la rassegna si trasferirà, dal 12 agosto al 4 dicembre, al Museo Diocesano di Catania.

La mostra è l’occasione per esplorare la sua pittura di quegli anni intorno all’unica opera certa ma anche per leggere l’evoluzione di questo tema iconografico fortunato (che secondo la tradizione fu inaugurato da san Luca) partendo dalle icone, dove la Vergine è a mezzo busto con il bambino sulle ginocchia, fino a giungere alle composizioni più complesse, come questa, elaborate nel tempo nei territori in cui quel culto si diffuse.

A questo scopo, il grande dipinto, restaurato a Cremona, è messo a confronto con opere dello stesso tema giunte non solo dalla Sicilia (di cui la Madonna dell’Itria è patrona) ma da diverse aree d’Italia.

© Riproduzione riservata
Calendario Mostre
Altri articoli di Ada Masoero