Al Musée d’Orsay: Calle, Gaudí e Maillol

Tre sono le mostre che propone il museo francese e una, quella di Sophie Calle, evoca il passato dell'istituzione, un’ex-stazione ferroviaria con il suo Grand Hôtel

Sophie Calle, Hôtel de la Gare © Richard Baltauss
Luana De Micco |  | Parigi

Tre mostre si tengono parallelamente in questo momento al Musée d’Orsay. Mentre è arrivata da Barcellona la retrospettiva dell’opera di Gaudí (fino al 17 luglio), organizzata in collaborazione con il Museu Nacional d’Art de Catalunya (che l’ha allestita durante l’inverno), il museo parigino ha aperto le porte a Sophie Calle con una mostra personalissima, «Les fantômes d’Orsay» (fino al 12 giugno), e propone anche la prima monografica dedicata ad Aristide Maillol in Francia da oltre cinquant’anni (fino al 21 agosto).

Cominciamo da Sophie Calle. Corre l’anno 1978. Un giorno, di rientro a Parigi dagli Stati Uniti, l’artista (1953) penetra nella Gare d’Orsay e nel suo Grand Hôtel, polverosi e in disuso, abbandonati a gatti e topi, nell’attesa dei lavori per l’allestimento del futuro Musée d’Orsay voluto dal presidente Valéry Giscard d’Estaing. Sceglie una camera, la numero 501, e vi trascorre intere giornate alla ricerca di ricordi: esplora i luoghi, raccoglie documenti e oggetti, le schede dei clienti, gli appunti dei dipendenti, scatta foto.

A distanza di tanti anni, in collaborazione con l’archeologo Jean-Paul Demoule, Sophie Calle rievoca i fantasmi del passato in un’installazione unica, «totale», allestita tra i capolavori del museo. La mostra «La quête de l’harmonie» dedicata ad Aristide Maillol (1861-1944), noto in particolare per i nudi femminili dalle forme generose, segue il filo cronologico dell’opera dell’artista, spinto da un ideale classico d’ispirazione greca, per i quali è stato spesso contrapposto ad Auguste Rodin.

Questa di Parigi è la prima tappa. La mostra sarà poi alla Kunsthaus di Zurigo (da ottobre) e a La Piscine di Roubaix (da febbraio 2023). Riunisce circa 200 opere, tra cui schizzi e quaderni di appunti mai mostrati prima, prestati a titolo eccezionale dalla Fondation Dina Vierny-Musée Maillol. La Fondation Oskar Reinhart di Winterthur presta inoltre, ma solo per la tappa parigina, quattro sculture, tra cui «Méditerranée».

Anche Antoni Gaudí (1852-1926) mancava da decenni nei musei della capitale francese. Dalla Spagna arrivano centinaia di oggetti, disegni, modelli, mobili, molti dei quali mai esposti prima in Francia, tra cui le boiserie e oggetti d’arredo della Casa Milà, elementi del Parque Güell e i modellini originali delle facciate della Sagrada Familia, oltre che documenti di archivio e fotografie per ricostruire il percorso di un genio indiscusso dell’Art Nouveau.

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