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Restauro

Al Musée Carnavalet c’è la storia di Parigi

Il museo riaprirà in primavera dopo un’ampia campagna di restauri delle opere

Il restauro, in corso nel Musée Carnavalet di Parigi, dei pannelli del Salon Demarteau, dipinti da François Boucher nel 1765-70. © ParisMusées, Foto Pierre Antoine

Parigi. Il cantiere di ristrutturazione del Musée Carnavalet, il museo della storia di Parigi, chiuso dal 2016, è stato innanzi tutto un immenso cantiere di recupero della collezione, ricca di 615mila opere (di cui 3.700 saranno esposte). I grandi decori murali e le pitture, più di 2mila, che non potevano essere smontati, sono stati restaurati sul posto. Le opere più fragili, più di mille, tra cui le piroghe del Neolitico, sono state consolidate sul posto prima di essere trasferite in uno dei tre nuovi depositi allestiti per accogliere la collezione.

Uno staff di «oltre 100 restauratori di specializzazioni diverse», ha fatto notare la direttrice Valérie Guillaume, è intervenuto su centinaia di sculture, mobili, vetrate, manoscritti. Sono stati restaurati anche il prezioso modellino dell’Hôtel de Ville realizzato nel 1833 da Pierre-Louis Foulley e la collezione di 200 insegne di botteghe e boutique della città, datate dal XVI al XX secolo.

L’intervento al Carnavalet, la cui riapertura è attesa per la primavera, rientra nel vasto cantiere di recupero dei 14 musei municipali avviato nel 2015 e per cui erano stati stanziati 100 milioni di euro (87 finanziati dal Comune, il resto dallo Stato e da mecenati privati) a scadenza 2020-21. Nel frattempo hanno riaperto la Maison de Balzac e Hauteville House, la casa di Victor Hugo a Guernsay. I lavori si sono conclusi al Musée d’art moderne de la Ville de Paris ed è stato aperto il nuovo Musée de la Libération.

In primavera riapriranno anche la Maison de Victor Hugo della place des Vosges e il Palais Galliera. Solo per il cantiere del Carnavalet, che comprende anche il restauro delle facciate, la messa a norma degli impianti e la nuova museografia, sono stati investiti circa 50 milioni di euro, di cui 4 per il restauro delle collezioni. Il museo è stato inaugurato nel 1880 in due dimore storiche del quartiere del Marais, l’Hôtel Carnavalet e l’Hôtel Le Peletier de Saint-Fargeau, collegate tra loro da una galleria. È nato come un «patchwork di stili, accogliendo elementi architettonici e decori smontati da altre dimore della città e rimontati nel museo», ha spiegato durante una visita al cantiere François Chatillon, l’architetto dei monumenti storici che dirige i lavori.

In quel momento alcuni restauri erano ancora in corso. Era in atto il recupero del Salon Wendel, la sala da ballo in stile Années Folles proveniente dall’Hôtel Wendel e realizzato nel 1925 da José Mariá Sert y Badiá, pittore catalano molto attivo all’epoca che tra nastri di pittura rossa ha raffigurato la regina di Saba circondata da elefanti, giocolieri e acrobati. Il grande decoro (87 mq di superficie), «originale per la tecnica a foglie metalliche sul fondo per dare un effetto brillante alla pittura», era molto alterato e la tela su legno del soffitto presentava diversi scollamenti. I lavori erano invece appena finiti nel delizioso Salon Demartau, antico cabinet di una dimora dell’Ile de la Cité.

I 14 pannelli furono realizzati tra il 1765 e il 1770 da François Boucher che, per l’amico incisore Gilles Demarteau, dipinse a olio un paesaggio bucolico, putti, cigni e colombe: «L’intervento sul decoro, molto fragile, è stato delicato. Tra fase di studi e restauro vero e proprio ci è voluto un anno». Restaurate anche le boiserie datate al XVII e XVIII secolo e allestite nella Galleria delle boiserie, una serie di saloncini con stucchi dai colori vivaci al primo piano. Provengono da dimore demolite ai tempi dei lavori del barone Haussmann.

A fine restauro ha trovato una collocazione definitiva uno dei battenti della porta di legno dell’Hôtel de Ville scolpita nel 1653 da Henry Perlan, scultore del re, e scampata all’incendio della Comune del 1871. Tra le pitture più belle, «Il sacrificio di Ifigenia» (anonimo, 1626-50), elemento principale del caminetto di una dimora della rue des Bernardins.

È stato necessario un «intervento in profondità» poiché lo strato pittorico «era molto alterato per un problema di aderenza al supporto». Ha ritrovato i suoi colori anche la «Santa Genoveffa che respinge gli Unni» (Scuola francese, 1620 ca) con la patrona della città davanti al palazzo del Comune: il restauro ha permesso di riportare alla luce un «bestiario fantastico che era nascosto dietro una nube nera aggiunta in un precedente intervento».

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020


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