Al Maschio Angioino la scrittura e i talismani degli Hausa

Oltre 80 opere per lo più inedite di un gruppo etnico stanziato tra la Nigeria e il Niger

A sinistra, tavoletta talismanica per la protezione della casa e della persona, allon kafin gida, Hausa, Nigeria, legno, cuoio, pigmenti, h 58 cm. Collezione privata. A destra, pelle taumaturgica, buzun bushiya, Hausa, Nigeria, pelle di montone, pigmenti, h 113 cm. Collezione Aldo Tagliaferri
Antonio Aimi |  | Napoli

A partire dal 7 maggio la Cappella Palatina del Maschio Angioino di Napoli ospita la mostra «Nel nome di Dio Omnipotente. Pratiche di scrittura talismanica dal Nord della Nigeria». L’esposizione, curata da Gigi Pezzoli e Andrea Brigaglia, è promossa da Black Tarantella, la società di Andrea Aragosa specializzata nella produzione di eventi culturali e di intrattenimento, in collaborazione con il Centro Studi Archeologia Africana di Milano. Sarà possibile visitarla dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 17, fino al 10 luglio. L’ingresso gratuito intende incoraggiare la ripresa di un settore ingiustamente penalizzato dalla pandemia.

La mostra presenta oltre 80 opere per lo più inedite, prodotte in epoca recente (tra la seconda metà del XIX secolo e i nostri giorni) ma con una storia antica di molti secoli. Nel complesso si tratta di un evento di grande novità e importanza, perché prende in esame pratiche culturali praticamente sconosciute nel nostro paese, pur riguardando una grande area geografica dell’Africa popolata da diverse decine di milioni di persone. Si tratta degli Hausa, un gruppo etnico di oltre 70 milioni di individui stanziato tra la Nigeria e il Niger, con grandissima diaspora che interessa molti paesi africani, il Medio Oriente, l’Europa e anche l’Italia.

Si parte dalle tavole utilizzate nei diversi gradi di apprendimento del Corano, per passare a quelle decorate, che costituiscono una sorta di diplomi di fine ciclo delle scuole islamiche. Infine, si prendono in esame due percorsi differenti ma complementari: l’uno, più propriamente devozionale, sfocia nei Corani manoscritti con icone rappresentative della cultura calligrafica avanzata; l’altro, talismanico, porta alle tavole terapeutiche, alle pelli taumaturgiche, fino alle tavole magiche destinate alla protezione della persona e della casa. In particolare, gli oggetti di questa seconda tipologia sono prodotti da coloro che si specializzano nelle scienze esoteriche.

Il Giornale dell’Arte ha avuto l’opportunità di parlarne in esclusiva con Gigi Pezzoli, cocuratore dell’esposizione, che senza dubbio è uno dei più importanti africanisti italiani.

Come è nata questa iniziativa?
Il progetto viene da lontano, dalle ricerche di etnostoria che il Centro Studi Archeologia Africana svolge da anni per documentare le manifestazioni culturali del passato che si intersecano e si fondono con le nuove istanze della contemporaneità. In particolare, questa mostra tratta due componenti fondamentali: la prima di natura artistica, l’altra storico-antropologica. L’idea è di presentare materiali esteticamente accattivanti (tavole e pelli talismaniche decorate) nel contesto delle pratiche di scrittura dellʼIslam africano contemporaneo.

Ma questi argomenti, soprattutto oggi, non sono un po’ delicati rispetto alla situazione del Nord della Nigeria?
È assolutamente vero. Tuttavia, l’esposizione, pur con un’enfasi sulle tavole talismaniche, evita di adottare una separazione artificiale tra le categorie di «religione» e di «magia» e riflette sulle varie dimensioni, esteriori ed esoteriche, delle pratiche culturali di quei popoli. Anche se esse sono attualmente oggetto di forte e crescente critica da parte di nuove tendenze teologiche dell’Islam, improntate a un puritanesimo puramente letteralista, abbiamo affrontato il tema con un approccio inclusivo che ha coinvolto studiosi provenienti da diverse parti del mondo, e soprattutto dalla Nigeria.

C’è qualcosa di particolare e unico da segnalare?
Direi di sì. Nel corso della ricerca, è stata approfondita un’intuizione già presente nella letteratura sull’argomento. In particolare, abbiamo ricostruito il ruolo che una fonte precisa, l’opuscolo noto in Nigeria come «Ummu Musa» (La madre di Mosè), ha svolto nella produzione di materiali talismanici e, in particolare, nella loro ricca iconografia. Se è indubbio che le tecniche e l’iconografia talismanica derivano da modelli preesistenti trasmessi per via orale (forse preislamici), è pur vero che la canonizzazione e divulgazione di tale iconografia in ambiente hausofono, perlomeno negli ultimi secoli, si è poggiata sull’archetipo, scritto in lingua araba, dell’Ummu Musa.

Perché questo documento è così importante?
Perché ci riporta immediatamente al mondo degli studiosi islamici la cui autorità poggia sulla familiarità con la scrittura. Le loro idee sull’effettivo potere della scrittura si basano sulla nozione, vero e proprio fondamento teorico dell’Islam, che la parola sacra sia disponibile direttamente come forma e sostanza. Dunque, una volta estratti i versetti, le parole, i nomi di personaggi sacri, e addirittura le singole lettere, questi elementi possono essere manipolati da specialisti per produrre effetti tangibili sulla realtà fisica per fornire protezione o guarigione. In quel mondo, oralità e scrittura, magia e religione non sono categorie separate e reciprocamente impermeabili (come modalità di un processo lineare), ma, al contrario, sono elementi che si intersecano e si intrecciano come componenti di un unico percorso.

Perché avete scelto Napoli?
Perché nell’area di Napoli vivono decine di migliaia di nigeriani, una comunità in larga parte invisibile. In Italia la conoscenza delle loro tradizioni e pratiche religiose è molto limitata ed è sovente caratterizzata da stereotipi provenienti da un immaginario negativo. Lavoriamo per ribaltare questa situazione e per noi, Napoli, luogo di incontro e di meticciato, offre il contesto ideale per ospitare una manifestazione che indaga tematiche di questo genere. Tra l’altro, a Napoli c’è la sede di un’università, come L’Orientale, che da decenni propone un percorso di studi che include l’insegnamento di storia, culture e lingue dell’Africa, inclusa la lingua hausa, cioè l’idioma della regione dalla quale provengono gli oggetti in mostra.

La mostra è accompagnata da un ampio catalogo, in italiano e inglese, di 320 pagine, che è curato da Gigi Pezzoli e Andrea Brigaglia e che è corredato da un ricco apparato iconografico. Ha un titolo, Arti Talismaniche. Pratiche di scrittura sacra e protettiva dal Nord della Nigeria, volutamente diverso da quello dell’esposizione, perché gli autori hanno voluto dare al libro una vita autonoma. Lo hanno dedicato a Luca Attanasio, l’ambasciatore d’Italia caduto in Congo, un loro stretto amico che aveva condiviso il progetto e che col suo entusiasmo li aveva incoraggiati ad andare avanti anche nei momenti più difficili.

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