Al Grand Palais Éphémère Celan ha scritto per Kiefer

L’artista tedesco ha dato alle opere della sua mostra parigina alcuni titoli del poeta rumeno ebreo

«A la pointe acérée» (2020-21) di Anselm Kiefer (particolare). © Anselm Kiefer. Foto Georges Poncet
Luana De Micco |  | Parigi

«La lingua di Paul Celan viene da lontano, da un altro mondo, al quale non siamo stati ancora confrontati, giunge a noi come la lingua di un extraterrestre. Ne cogliamo di tanto in tanto un frammento, ci aggrappiamo, ma senza mai poterne comprendere la totalità. Ci ho provato umilmente per sessant’anni. Ormai, come se fosse un rito, scrivo questa lingua sulla tela»: l’opera di Paul Celan (1920-70), il grande poeta rumeno ebreo di lingua tedesca, uno dei più innovatori emerso dalla tragedia della guerra, che visse più della metà della sua vita in Francia, è ancora una volta centrale nel lavoro di Anselm Kiefer.

L’artista tedesco (nato nel 1945) ha annotato queste parole in un quaderno mentre stava preparando la sua nuova mostra, «Anselm Kiefer. Per Paul Celan», presentata dal 17 dicembre all’11 gennaio al Grand Palais Éphémère, il padiglione espositivo degli Champs-de-Mars che accoglie le mostre e le fiere del Grand Palais, attualmente chiuso per restauro.

La nuova installazione comprende sculture e 19 tele di grande formato, tutte molto recenti, presentate senza cronologia. Ognuna porta il titolo di un poema di Celan e fa vivere i versi, che scorrono, in tedesco, mescolati alla materia pittorica, densa, tormentata, viva.

L’opera di Anselm Kiefer è una profonda esplorazione dell’identità tedesca del dopoguerra; un lavoro di memoria che si nutre tra l’altro di letteratura e filosofia. Il dialogo con l’opera di Celan è iniziato nel 1981, quando il poema Todesfuge («Fuga di morte»), cominciato nel 1945, è entrato in molti quadri di Kiefer.

Sempre a Celan, ma anche ad altri scrittori, tra cui Céline, era ispirata l’opera inedita che l’artista tedesco, che vive e lavora nella regione di Parigi da molti anni, aveva presentato nel 2007 al Grand Palais, inaugurando la rassegna «Monumenta».

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