Al Correr l’Accardi meno vista, anzi segreta

In mostra anche i «Lenzuoli», un gruppo di opere pressoché inedite, praticamente mai esposte dopo gli anni Settanta in cui furono concepite

Carla Accardi nello studio di Roma, nel 1964
Camilla Bertoni |  | Venezia

«Carla Accardi ha avuto durante la sua esistenza solo due esposizioni in musei pubblici nella sua città, Roma. Ora che si avvicina il centenario, che cade nel 2024, in attesa, mi auguro, che si organizzino più estese celebrazioni, a Venezia abbiamo scelto di dedicarle un omaggio nella Sala delle Quattro Porte del Museo Correr»: a spiegarlo è Pierpaolo Pancotto, curatore insieme a Chiara Squarcina di «Carla Accardi. 1924-2024 Un omaggio» che si apre dal 28 aprile al 29 ottobre per onorare la memoria di una delle più significative protagoniste nell’arte del XX secolo, promotrice di un linguaggio astratto e «unica donna in un consesso interamente maschile.

Si tratta di un’unica grande installazione
, racconta ancora Pancotto, con l’idea di riallacciarsi a una delle due mostre pubbliche romane, quella che curai al Museo Bilotti nel 2010. Non una mostra tradizionale o generica sul lavoro dell’artista, ma una mostra attraverso la quale vorremmo presentare una parte segreta e meno vista del suo lavoro. In particolare il nucleo di opere pressoché inedite intitolate “Lenzuoli”, praticamente mai esposti dopo gli anni Settanta in cui furono concepiti, ripresi poi tra gli anni Novanta e Duemila».

I «Lenzuoli» non sono che normali lenzuola da letto che Accardi, nata a Trapani nel 1924 e scomparsa a Roma nel 2014, scelse come supporti per il suo linguaggio segnico, assegnando ai suoi dipinti in questo modo una dimensione «monumentale, avvolgente e di carattere quasi ambientale, aggiunge il curatore. In questa occasione ne esponiamo una decina circa riunendo opere storiche che in tempi recenti non sono mai state esposte insieme. Sono opere interessanti anche dal punto di vista tecnico: per le loro grandi dimensioni li dipingeva stendendoli a terra. Un omaggio che anticipa, mi auguro, le celebrazioni del prossimo centenario. C’è tutta Carla, ma c’è soprattutto la sua parte segreta».

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