Al Castello di Brescia un’opera d’arte totale in uno spazio morbido

Tessili antichi e del XX secolo (Boetti) con le immagini e i suoni del videoartista Wladimir Zaleski e il lavoro dell’artista Letizia Cariello (Letia)

Una veduta dell’allestimento della mostra «I nodi dei giardini del Paradiso» al Castello di Brescia. © Luca Zanon
Ada Masoero |  | Brescia

Un’aula gigantesca del XVI secolo, quella del Grande Miglio nel Castello; 35 preziosissimi tappeti antichi del Turkestan, scelti nella Collezione Romain Zaleski, di proprietà della Fondazione Tassara, cui si aggiungono opere d’arte tessile del XX secolo, da Herta Ottolenghi Wedekind ad Alighiero Boetti; un grande schermo a vela con le immagini e i suoni del videoartist Wladimir Zaleski e, a trasformare tutto in un’«opera d’arte totale», il lavoro dell’artista Letizia Cariello (Letia) che per la mostra «I nodi dei giardini del Paradiso» (dal primo aprile al 5 novembre), da lei curata con Giovanni Valagussa per Bergamo Brescia Capitale della Cultura, ha trasformato questo luogo arcigno in uno «spazio morbido», come lo definisce lei stessa.

Come ci spiega, «quando sono entrata qui, ho avuto un’associazione mentale immediata e l’ho visto come uno spazio della trasformazione e del viaggio. Ho pensato a un grande arsenale, alla condizione della trasformazione e della partenza delle navi che vanno verso il mare aperto. A suggerirmi l’immagine è stata anche la suggestione esercitata dalla chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri a Pisa, accanto alla Scuola Superiore Normale, dove sono esposti, come trofei della Battaglia di Lepanto, i vessilli e i gonfaloni dei Cavalieri di Santo Stefano. Pensando a quelli, ho voluto rendere i tappeti antichi, scelti da Giovanni Valagussa, parte di un insieme indivisibile, grazie a un gioco di rimandi realizzato con corde rosse che corrono lungo lo spazio, collegano le opere e fasciano le colonne. C’è anche un “luogo della musica”, con “Thinkerbell”, un mio lavoro formato da una grande gabbia d’ottone poggiata su un tappeto, in cui una cassa diffonde un brano di Bach, che il 17 maggio sarà eseguito dai primi violini di Bazzini Consort. Da allora, verrà diffusa la loro musica».

La mostra, prodotta da Fondazione Tassara e Fondazione Brescia Musei, sostenuta da Fondazione Cariplo e Fondazione della Comunità Bresciana, esibisce, nell’installazione «Beauceant» (il gonfalone dei Templari), i tessili antichi montati su pannelli o su telai sospesi con corde, anelli e carrucole, tutti progettati da Letia, come se si trattasse di sartiame dei velieri, mentre altri manufatti sono poggiati sulle forme dei suoi cicli «Volumi» e «Geometria spirituale»: «i tappeti sono esposti in ogni posizione possibile, fuorché in quella tradizionale, a terra», commenta l’artista.

Li collega una struttura («Aracne») in cui, ai fili rossi, si aggiunge una grossa gomena, rossa anch’essa, che traccia un forte segno nello spazio: «una presenza energetica, spiega Letia, che viene avvertita da chi entra in questa condizione spaziale “ondeggiante”, raggiunta attraverso una ricerca di armonia cui concorrono la musica, la geometria, la matematica».

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