Ah, questi Ritals!

Nella sede parigina della Galleria Continua​ influenze reciproche di 7 italiani scandalosi emigrati in Francia

Una veduta dell’allestimento di «Les Ritals» nella Galleria Continua, Parigi, 2021. Foto Oak Taylor-Smith
Luana De Micco |  | Parigi

Fino al 12 gennaio la galleria Continua presenta la mostra «Les Ritals». Un titolo provocatorio: «Ritals» è infatti il termine dispregiativo con cui nel ’900 erano chiamati gli immigrati italiani in Francia e qui usato perché allude non solo all’origine comune degli artisti presentati, ma anche «alle problematiche dell’accettazione e del rifiuto» al centro della mostra.

«Incomprensione, avversione, scandalo: le opere di questi precursori non sono state accolte senza difficoltà, a prescindere dall’epoca», spiega la galleria della Rue du Temple. I sette «Ritals» in questione sono: Armando Testa, Carla Accardi, Piero Manzoni, Michelangelo Pistoletto, Maurizio Cattelan, Lucio Fontana e Filippo Tommaso Marinetti, il cui Manifesto del Futurismo fu pubblicato in Francia sulle pagine di «Le Figaro» il 20 febbraio 1909.

Di Testa (1917-92), il più noto dei pubblicitari italiani, è esposto tra l’altro «Uno e mezzo» (1960), esempio iconico del suo gesto grafico minimalista. Sono allestite alcune opere di Fontana (1899-1968) della serie «Concetto Spaziale», accompagnate da una registrazione video, una rara testimonianza, dell’artista al lavoro. La galleria ricostruisce la rete di legami che unisce gli artisti in mostra.

Il «Manifesto Bianco» di Fontana del 1946 influenzò la ricerca sui colori di Manzoni (1933-63), come nella serie «Achromes». Di Manzoni sono esposte «Linea m 19,11» (1959) e una «Merda d’artista» (1961). L’influenza di Fontana è presente anche nell’opera di Pistoletto (nato nel 1933), che aveva già fatto tesoro degli insegnamenti di Testa, e nei suoi «Quadri Specchianti», e in quella di Carla Accardi che, dal 1965, cominciò a realizzare opere in sicofoil, una plastica trasparente, come «Assedio rosso N° 3» (1956). Di Cattelan è «Tre bambini impiccati» che fece scandalo a Milano nel 2004.

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