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Opinioni

Affreschi staccati: sono chilometri quadrati!

Che cosa fare delle pitture murali asportate: ricollocarle o conservarle in deposito?

Un momento della ricollocazione degli affreschi quattrocenteschi del Chiostro Verde di Santa Maria Novella a Firenze nel 1980

Un tempo lo stacco dei dipinti murali dalla parete era ritenuto il provvedimento migliore ai fini conservativi, anche se molti mettevano in guardia (già fin dai primi dell’Ottocento) dalla commerciabilità e dalle alienazioni rese possibili da quella soluzione. Le distruzioni della seconda guerra mondiale, nel timore di un futuro conflitto atomico, facevano sì che in molti propugnassero gli stacchi; Roberto Longhi sosteneva lo stacco preventivo dei grandi cicli di affreschi, a cominciare dalla Leggenda della Croce di Piero della Francesca ad Arezzo.

Altri, come il grande soprintendente fiorentino Ugo Procacci, erano convinti che l’affresco avesse per sua natura una vita limitata, che Procacci valutava in cinquecento anni, dopodiché sarebbe collassato in mancanza dello stacco. L’alluvione di Firenze costrinse a estese campagne di stacchi eseguite di assoluta urgenza, e in quel caso si trattava davvero di salvare il possibile. Domanda: e dopo, di questi chilometri quadrati di affreschi staccati, cosa ne facciamo?

Impensabile ...
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Giorgio Bonsanti, da Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019

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