Affinità con l’idea di contraddizione

Due mostre alla Gam: un quintetto di contemporanei con i loro «padri» controcorrente e la collezione dell’avvocato Iannaccone

«Natura morta con piuma» (1929) di Scipione (Gino Bonichi), Milano, Collezione Giuseppe Iannaccone
Franco Fanelli |  | Torino

È  vero, come scrive la curatrice Elena Volpato, che «le odierne teorie scientifiche e filosofiche, dalla fisica quantistica alla logica paraconsistente e al dialeteismo» ammettono «la sovrapposizione e la compresenza di verità opposte», contrastando la tendenza (assai presente nella società «dei «like» e dei «dislike») di non ammettere la compresenza di tesi e antitesi.

È altrettanto vero che il finale «aperto» di molta narrativa del XX secolo, per non dire dell’incompiutezza di capolavori come Il Castello di Kafka o La cognizione del dolore di Gadda ha fatto della contraddizione e della negazione di una sintesi risolutrice le cifre identificative di un’epoca caratterizzata dalla complessità e dalla coesistenza delle differenze.

Con una mostra aperta alla Gam (Galleria Civica d’arte moderna e contemporanea) dal 5 maggio al 3 ottobre la Volpato indaga «Sul principio di contraddizione» come elemento portante della ricerca di cinque artisti italiani della stessa generazione.

Ne rinviene le tracce negli «specchi ciechi» di Flavio Favelli (1967); oppure nelle «Veroniche» di Luca Bertolo (1968), «ostensioni negate» dagli sfregi che le percorrono. Francesco Barocco (1972) evoca palinsesti di memorie iconografiche suggerite dalle parole incise nel gesso, forme scultoree nella quali la grafite detta e suggerisce ombre e rilievi «proiettati». Slittano, s’impastano, inglobano cromie, fisionomie e reperti le opere in vetro di Diego Perrone (1970) alla luce di un’alchemica pratica di una scultura liquida e incandescente. Potrebbe infine essere il «manifesto» della mostra «La linea del ritorno» di Riccardo Baruzzi (1976), in cui l’incedere di tre figure equestri è contraddetto dalla sagoma che ad esse si sovrappone, offrendo la possibilità di un’altra direzione. 

A questo quintetto si affianca sino al 12 settembre una rassegna che ha molte affinità con l’idea di contraddizione. «Viaggio controcorrente. Arte italiana 1920-1945» ha il suo «motore» in 75 opere della collezione dell’avvocato milanese Giuseppe Iannaccone, incentrata su quegli artisti che negli anni del ritorno all’ordine ispirato al recupero della classicità italiana (funzionale, in certi casi, all’arte di regime) proposero aperture e opzioni diverse.

Dalla Scuola Romana ai Sei di Torino, da individualità come Ottone Rosai e Filippo de Pisis al Chiarismo lombardo, agli artisti e alle mostre di «Corrente», da Vedova a Fontana, da Guttuso a Morlotti, prende corpo un composito movimento antinovecentista. A rinforzare il nucleo Iannaccone sono le opere delle collezioni della stessa Gam e della Galleria Sabauda.

Da quest’ultimo museo provengono non soltanto prestiti coevi alla cronologia della mostra, ma anche alcune opere di arte antica. I proventi della mostra, curata da Annamaria Bava, Riccardo Passoni e Rischa Paterlini e accompagnata da un catalogo edito da Skira, saranno devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus in occasione dei suoi 35 anni di attività.

© Riproduzione riservata Carlo Levi «Ritratto di Carlo Mollino» (1938), GAM Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea di Torino
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