Addio a Eugenio Riccòmini, studioso coltissimo e affabile divulgatore

Il ricordo di Davide Gasparotto, senior curator al Getty: «È stato protagonista di una stagione culturale e di una concezione del patrimonio artistico che sembra distante anni luce dalla presente, nella quale gli storici dell’arte sono riusciti a coniugare in maniera equilibrata dedizione alla ricerca e alla conservazione, rigore nell’esercizio della professione di funzionario di Soprintendenza, attenzione alla valorizzazione, sempre animati da autentica passione ed esemplare impegno civile»

Eugenio Riccòmini
Davide Gasparotto |  | Bologna

Se n’è andato nella notte di Natale un importante protagonista della storia dell’arte italiana del nostro tempo, Eugenio Riccòmini (1936-2023).

Pioniere degli studi sulla scultura emiliana del Sei e Settecento, culminati nei due bellissimi volumi Ordine e vaghezza (1972) e Vaghezza e furore (1977); grande conoscitore della pittura emiliana, a cui ha dedicato studi fondamentali, da Correggio ai Carracci a Creti, fino ad una squisita monografia su Giovanni Antonio Burrini (1999); Soprintendente a Parma, dove promosse alla fine degli anni Settanta il restauro della cupola del Duomo di Correggio (con la prima esperienza di ponteggi visitabili dal grande pubblico al termine dell’intervento per poter ammirare gli affreschi da vicino), e dove insieme all’architetto Guido Canali fu sapiente regista del riallestimento della Galleria Nazionale e curò la grandiosa ed irripetibile mostra sull’arte del Settecento parmense (Dai Farnese ai Borbone, 1979), che schiuse una fervida stagione di studi e ricerche; professore universitario, prima a Messina e poi a Milano, dove ha formato generazioni di studenti che lo hanno amato moltissimo; straordinario ed impeccabile divulgatore (celebri le sue lezioni d’arte a Bologna, dove per far posto al suo vastissimo seguito da rockstar si dovette addirittura ricorrere al Palasport); profondamente impegnato nella vita culturale e civile della sua città dove fu assessore alla cultura, due volte vicesindaco, nonché direttore dei Musei Civici d’arte antica.

Ho avuto modo di conoscerlo nella seconda metà degli anni Ottanta tramite la figlia Annamaria, che frequentava con me l’Università di Pisa, e ne conservo il ricordo di brillante conversatore, coltissimo, affabile, spiritoso, capace come pochi di farti entrare nella carne viva delle opere d’arte.

Alle doti di efficacissimo comunicatore univa poi una scrittura di un’eleganza e una facilità che hanno pochi paragoni. Riccòmini è stato a Bologna, insieme a una figura per tanti aspetti diversa come Andrea Emiliani, protagonista di una stagione culturale e di una concezione del patrimonio artistico che sembra distante anni luce dalla presente, nella quale gli storici dell’arte sono riusciti a coniugare in maniera equilibrata dedizione alla ricerca e alla conservazione, rigore nell’esercizio della professione di funzionario di Soprintendenza, attenzione alla valorizzazione tramite mostre e popolari iniziative di divulgazione, sempre animati da autentica passione ed esemplare impegno civile.

Davide Gasparotto
Senior Curator of Paintings, Getty Museum, Los Angeles




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