Addio a Casimiro Porro, imprenditore-connaisseur dell’arte

Fondatore di Finarte, prima casa d’aste italiana collocata in borsa, presidente per 7 anni dell’Associazione di categoria delle società di vendite, è scomparso a 93 anni

Casimiro Porro
Michela Moro |  | Milano

È mancato il primo dicembre, all’età di 93 anni, Casimiro Porro (1930-2023), figura centrale per la storia delle aste italiane. Si deve infatti al banchiere Gian Marco Manusardi e proprio a Casimiro Porro, suo genero, la fondazione di Finarte nel 1959, la prima casa d’aste italiana collocata in Borsa con Francesco Micheli nel 1990, di cui è stato presidente fino al 2001, per poi fondare Porro & C. nel 2002.

È nel suo approccio al mercato in nome delle attribuzioni che Porro impone la propria visione, fin dalla nascita di Finarte. L’autorevolezza degli studiosi, la concordanza dei pareri sulle attribuzioni sono sempre stati per Porro di importanza fondamentale nella sua vita professionale, condivisa con nomi importanti, tra i quali Giovanni Testori, Carlo Volpe, Federico Zeri, Giuliano Briganti, Paolo Volponi. Moltissime le sue prese di posizione per la regolamentazione del mercato e gli interventi normativi di cui ci sarebbe ancora bisogno, la ricerca di linee guida comuni per gli Archivi, per addentrarsi nelle parti più tecniche delle vendite, come il voler mantenere un prezzo di riserva non più alto della stima minima.

Ha ricoperto dal 1995 al 2002 la carica di presidente dell’Anca, Associazione Nazionale Case d’Asta.

La profonda conoscenza dell’arte è sempre stata centrale per Porro, come ricorda Umberto Savoia (oggi direttore della casa d’aste Fondaco), al suo fianco per più di quindici anni. Savoia racconta come per Porro essere chiamato mercante fosse quasi offensivo: si riteneva un imprenditore dell’arte, con un approccio intellettualmente genuino e onesto, un conoscitore che ribadiva sempre quanto fosse importante visitare più volte i grandi musei del mondo per conoscere le opere migliori, avendo così un’asticella altissima di riferimento per il mercato.

«Ha presente il Bronzino della Frick?», chiedeva a chi domandava quali fossero i possibili valori di un dipinto. Altra grande passione le chiese, da sempre scrigni poco frequentati, fossero anche quelle milanesi, come Sant’Alessandro con i Procaccini e i Crespi, o San Giorgio in via Torino con i dipinti di Bernardino Luini e Gaudenzio Ferrari. Nonostante i successi diceva di non essere un buon venditore, ma uno studioso, uno storico dell’arte con un’idea giusta del prezzo.

Estendeva la sua severità di giudizio anche all’800 e al ’900, credendo alla qualità in tutti gli ambiti, soppesando le opere e non piegandosi alle mode del momento. Cruccio di Porro è stato quello di non aver assistito, secondo lui, alla valorizzazione delle opere di Gianfranco Ferroni, ritenuto un artista al quale si dovrebbe rendere giustizia.

Il sapere di Casimiro Porro si è concentrato sia nella curatela degli innumerevoli cataloghi d’asta che in vari volumi. L’ultimo è del 2019: Per le strade dell’arte. Ricordi e riflessioni di un protagonista, tra mercato e istituzioni, con il contributo di Gianpietro Borghini, Skira editore.

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