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A Pompei per ricevere la grazia

Olga Scotto di Vettimo

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Con l’inaugurazione dalla mostra «Per grazia ricevuta. La devozione religiosa a Pompei antica e moderna» (fino al 27 novembre), che indaga in chiave pagana e cristiana il rapporto dell’uomo con il divino, e l’allestimento permanente di «Sacra Pompeiana», dedicato ai luoghi di culto della Pompei preromana, è stato riaperto al pubblico l’Antiquarium degli scavi di Pompei, chiuso da 36 anni

Il museo istituito da Giuseppe Fiorelli tra il 1873 e il 1874 negli spazi sottostanti la terrazza del Tempio di Venere, fu destinato a sede espositiva dei calchi dei corpi delle vittime dell’eruzione nonché di altri reperti degli scavi, esemplificativi soprattutto della vita quotidiana. Nel 1926 Amedeo Maiuri provvide ad ampliarlo e a modificare il progetto espositivo, che non solo accompagnava il visitatore dall’origine della città all’eruzione del Vesuvio, ma includeva anche resti provenienti da Villa Pisanella di Boscoreale e dalla via dell’Abbondanza nonché mappe che illustravano gli scavi a partire dal 1748.

La prima chiusura durò 5 anni, a seguito dei bombardamenti del 1943. L’edificio, riaperto su intervento di Maiuri nel 1948 in occasione dei 200 anni dal primo scavo a Pompei, è stato poi interdetto al pubblico a partire dal 1980. Sebbene nel 2010 l’Antiquarium sia stato sottoposto a interventi di ristrutturazione, solo dallo scorso aprile la struttura è nuovamente accessibile. Gli ambienti del piano terra sono dedicati all’esposizione permanente «Sacra Pompeiana».

I reperti provengono dal Tempio Dorico dedicato ad Atena, tra cui la Metopa di Issione, un raro frammento di decorazione in tufo di età ellenistica, e lastre di rivestimento in terracotta con gocciolatoio a testa di leone o di sfinge; dal Tempio di Apollo, il più importante santuario della città in età arcaica, tra cui crateri attici, corinzi e calcidesi e buccheri etruschi graffiti; dal Santuario extraurbano di Fondo Iozzino, area dedicata al culto ctonio di Giove Meilichio, da cui provengono reperti ritrovati tra 2014 e 2015, tra cui graffiti su vasellame in bucchero e un’importante testimonianza in lingua etrusca che obbliga a ripensare alla storia di Pompei in età arcaica; e dal Santuario extraurbano di Sant’Abbondio, dedicato a Dioniso, di cui sono conservati, tra l’altro, il frontone e un altare con due iscrizioni in osco.

Al piano mezzano, invece, assieme al bookshop in concessione al consorzio Arte’m e postazioni touchscreen in 6 lingue, sono stati allestiti ambienti virtuali e immersivi con cui fare esperienza della quotidianità della città antica attraverso proiezioni in 3D che riproducono edifici e botteghe della via Consolare, oppure attraverso un plastico di Pompei, così com’era al momento dell’eruzione, il quale con mapping e applicazioni consente di indagare la storia della città.

Inoltre al primo piano, negli spazi dedicati alle esposizioni temporanee, è allestita la mostra «Per grazia ricevuta», che propone una riflessione sul tema del sacro attraverso il confronto tra reperti provenienti dagli scavi e oggetti che giungono dal santuario della Beata Maria Vergine del Santo Rosario di Pompei. Infine, all’interno di Villa Imperia, lussuoso edificio del I secolo sottostante all’Antiquarium e aperto per la prima volta al pubblico, sono stati allestiti ricostruiti ambienti domestici multimediali; mentre sulle pareti esterne, così come nel Teatro Piccolo, nel Teatro Grande e nel Portico dei Gladiatori installazioni multimediali notturne ricostruiscono la storia di Pompei.

Olga Scotto di Vettimo, 07 giugno 2016 | © Riproduzione riservata

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