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Mostre

A Palazzo Strozzi le sperimentazioni di Tomás Saraceno

Riaperta la mostra dell'artista, architetto e performer argentino

Lancio dell'Aerocene Explorer a Salinas Grandes, Jujuy, Argentina,  il 7 agosto 2017. Cortesia di Aerocene Foundation e CCK Agency. Foto di Studio Tomás Saraceno, 2017. Licensed under CC BY-SA 4.0 by Aerocene Foundation

Firenze. Alla Fondazione Palazzo Strozzi ha riaperto il primo giugno, visitabile fino al primo novembre, la mostra «Aria» di Tomás Saraceno (nato nel 1973), la cui ricerca vede coniugarsi l’arte con le scienze naturali e sociali, nell’esplorazione di nuovi e sostenibili modi di abitare e percepire l’ambiente.

Fin dal cortile, dov’è il progetto site specific di tre grandi sfere specchianti sospese (nate dalla sperimentazione con mongolfiere capaci di volare grazie alla sola energia solare), le opere invadono gli spazi di Palazzo Strozzi, a sancire il passaggio dall’era dell’Antropocene a quella dell’Aerocene, nome della comunità artistica interdisciplinare creata da Saraceno per un mondo libero dall’uso dei combustibili fossili e senza confini.

La mostra «Aria», come nota il curatore Arturo Galansino, direttore di Palazzo Strozzi, rappresenta anche una sfida «simbolica», essendo il palazzo una delle espressioni architettoniche del pensiero rinascimentale, fondato sulla concezione dell’uomo al centro dell’universo.

Con Saraceno ci troviamo confrontati a una diversa visione del mondo, tradotta in toni poetici ma dai risvolti anche politici, che ha come fulcro l’indagine dell’affascinante e «istruttivo» universo dei ragni, le cui straordinarie «architetture», le ragnatele, sono studiate e scansionate, ricostruite e reimmaginate dalla squadra Arachnophilia nello studio di Saraceno.

Il ragno infatti, tramite la tela, comunica e si orienta nel mondo ma questa, analogamente alla mappa neuronale del nostro cervello, è anche la base della sua consapevolezza. Calati in una relazione immersiva con elementi non umani quali insetti, piante, polveri, siamo così indotti a superare le nostre tradizionali strutture gerarchiche, alla ricerca di una nuova armonia.

Si va dalla serie delle «Arachnomancy Cards», veri e propri tarocchi, all’installazione «Connectome», che prende il nome dalla mappa delle connessioni neurali del cervello, agli ambienti dedicati alla «Sounding the Air» e a «Webs of At-tent(s)ion» («Reti di at-ten(s)ione»), o «How to Entangle the Universe in a Spider Web?» («Come impigliare l’universo in una ragnatela?»). Senza dimenticare le «Particular Matter(s) Jam Session» oppure le aerografie, l’immaginario termodinamico e il «Giardino volante».

Laura Lombardi, edizione online, 9 giugno 2020



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