A Montecarlo tornano i fasti dell'Impero

Nelle tre aste proposte da Hvmc tra il 9 e il 21 luglio una testa egizia, Canova e un’ambigua orchidea di Marc Quinn

Ada Masoero |  | Montecarlo

Sono oltre 400 i lotti dell’asta intitolata «Regards merveilleux sur l’Empire» che HVMC-Hôtel des Ventes di Montecarlo batte il 9 luglio dalle ore 14. In essa ci s’imbatte in una miscellanea di dipinti, mobili, oggetti d’arte, documenti, i cui valori variano da poche centinaia a molte migliaia di euro, con il denominatore comune per la gran parte di essi, in questo secondo centenario della morte di Napoleone, di far capo all’età dell’Impero. E con alcune golosità: come il prezioso pendente ovale con una grande acquamarina intagliata e montata in oro, raffigurante proprio l’Empereur (firmato Santarelli, primo decennio dell’800, 15-20mila euro) o il rarissimo soldatino che fu un giocattolo del Re di Roma (l’Aiglon, lo sfortunato figlio di Napoleone e Maria Luigia d’Austria), proposto a 8-12mila euro.

Oltre ai memorabilia napoleonici e agli arredi Impero (dalle pendole all’importante coppia di poltrone da parata, stimata 20-30mila), vanno in asta bei mobili francesi del XVIII secolo (commode con bronzi dorati, bureau plat e altro) che fino a qualche decennio fa sarebbero stati contesi dai collezionisti e che oggi, mutato il gusto, sono offerti a 2-4mila euro. Poi, arredi da giardino, argenti di epoche diverse e oggetti d’arte orientale e africana (fra questi ultimi, una pregevole coppia di elmi-cimieri Bamana, Mali, valutati 16-20mila euro). Ma il top lot della vendita è certamente la «Testa di Calliope o presunto ritratto di Maria Luigia d’Asburgo, Imperatrice dei Francesi come Calliope», busto in marmo bianco che Antonio Canova realizzò nel 1812, proposto a 2,5-3,5 milioni di euro.

Il 21 luglio, dalle 14.30, va in scena l’Archeologia, con un catalogo di 83 lotti, fra i quali figurano numerosi pezzi di glittica (pietre dure intagliate) dai valori più che abbordabili, uno splendido intaglio in cristallo di rocca di età ellenistica (III-II secolo a.C.) montato in oro, stimato 10-15mila euro, e sculture romane come la piccola «Testa di Claudio» (30-50mila), quella di Adriano (80-120mila) e quella, impressionante per l’attenzione fisionomica, di Crasso (stessa stima). Oltre a un «Dio Tevere giacente» e a un «Torso eroico», valutati 40-50mila ognuno. Top lot, è però una «Testa» egizia di basalto del tipo «a uovo», del IV secolo a.C., stimata 200-250mila euro.

Sempre il 21 luglio, ma dalle 18.30, sarà la volta dei «Dipinti e sculture moderni e contemporanei». Fra i 95 lotti, un luminoso «Paysage de la Creuse», (1912 ca, 20-30mila euro) di Armand Guillaumin, sodale di Cézanne e Pissarro, poi vicino ai Fauves. Il dipinto è inserito nel Catalogo ragionato dell’artista, in via di pubblicazione. Stessa stima per «Les lavandières à Sémur» (1930 ca) di Emile H. Bernard, amico e collega di Gauguin negli anni bretoni. Singolare il nucleo di dipinti degli anni Sessanta-Settanta di Dora Maar, grande fotografa ma anche pittrice e poetessa, la cui memoria per troppo tempo è stata consegnata al solo ruolo di (infelice) compagna di Picasso, dal 1935 al 1943. Questi lavori, che ne provano il talento, erano conservati nel suo atelier e furono venduti nel 1998, dopo la sua morte. Oggi sono offerti con stime tra i 400 e i 5mila euro. Con essi, una piccola testa (1939 ca., 20-40mila euro) di Wifredo Lam che le apparteneva.

Non erano suoi, invece, né l’inchiostro del 1951 (120-170mila euro) di Picasso, proveniente dalla successione, né le sue ceramiche, fra le quali spicca «Vase Atzèque aux quatre visages» (1957) stimato 50-70mila euro. In catalogo, alcune serigrafie di Andy Warhol dalla serie dei «Flowers» (1970, 20-40mila), «Mao» (1974, 10-18mila), «Ladies and Gentlemen» (1975, 5-9mila) e «Sant’Apollonia» (1984, 15-22mila), due carte di Keith Haring (1986, 15-20 mila; 1987, 25-30mila), un acrilico su tela del 2004 di Chéri Samba («Je suis le même mais...», 12-15mila) e il grande bronzo dipinto di Marc Quinn, «The Vortex of Desire» (2011, 5/5), raffigurante un’allusiva orchidea, proposto a 80-120mila euro.

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