A Monaco di Baviera l'idillio tra il re e lo scultore

Alla Glyptothek il rapporto tra Bertel Thorvaldsen, brillante maestro neoclassico, e i Wittelsbach

A sinistra: Bertel Thorvaldsen, «Spes», 1817, © Humboldt Museum im Schloss Tegel & Antike am Koenigsplats, München. A destra: Bertel Thorvaldsen, «Busto di Ludovico I Re di Baviera», 1830 © Antike am Koenigsplatz, München
Giovanni Pelllinghelli del Monticello |  | Monaco di Baviera

Ludovico I di Baviera (1786-1868) nutrì una sorta di venerazione per lo scultore danese Bertel Thorvaldsen (1770-1844) e la mostra «Bertel Thorvaldsen e Ludovico I», alla Glyptothek di Monaco fino al 25 luglio, illustra con opere dai musei bavaresi, dal Thorvaldsen Museum di Copenaghen e da musei internazionali proprio questo rapporto idilliaco fra artista e committente.

Thorvaldsen è forse il più brillante fra i maestri della scultura neoclassica postcanoviana, e nella sua opera interpretò rigorosamente e con estrema purezza formale i canoni estetici del Neoclassicismo. Fu molto ricercato anche come «ritrattista alla moda» per personaggi sovrani o mondani, e la mostra parte proprio dai grandi monumenti realizzati da Thorvaldsen a Monaco per la famiglia reale: la grande statua in bronzo di Maximilian I a cavallo, nella Wittelsbacherplatz, e il monumento funebre a Eugène de Beauharnais, cognato di Ludovico I, per passare poi alle celebri opere «a grandezza naturale» della Neue Pinakothek e quelle conservate nella stessa Glyptothek, come il busto marmoreo di Ludovico I (1830).

Ancora da principe ereditario, dal 1816 al 1818 Ludwig affidò a Thorvaldsen il restauro delle figure in marmo dipinto provenienti dal Tempio di Afaia nell’isola greca di Egina, le cui sculture frontonali, cadute a terra, furono rimosse da Charles Robert Cockerell e dall’archeologo Otto Magnus von Stackelberg e, con la mediazione dell’architetto e archeologo Carl Haller von Hallerstein vendute nel 1811 a Ludwig.

Le sculture di Egina sono il più grande tesoro del museo bavarese e il loro restauro fu impresa rivoluzionaria, celebrata con l’ennesimo autoritratto di marmo a grandezza naturale di Thorvaldsen in una delle nicchie della facciata della Glyptothek. Da quest’opera parte il secondo percorso della mostra, che scandisce con ritratti dello scultore la sua vita fra Copenaghen, Roma e Monaco, illustrando con lavori in argilla, gesso e marmo la frenetica attività del suo atelier e con quadri, sculture e documenti l’intensa vita sociale e culturale fra amici e colleghi artisti a Roma.

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