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A Mantova non basta essere città d’arte

Il direttore della Fondazione Palazzo Te Stefano Baia Curioni: «Bisogna essere una città creativa»

Un'attività della Scuola di Palazzo Te con Mariangela Gualtieri

Mantova. 240mila visitatori nel 2019, +43% nel 2016-18 rispetto al triennio precedente (grazie anche all’effetto di Mantova Capitale italiana della Cultura nel 2016). Sono i numeri della Fondazione Palazzo Te, istituita dal Comune di Mantova con la partecipazione di soggetti pubblici e privati. Maggiore è il flusso di visitatori maggiore è la ricaduta economica sul territorio.

Sembrerebbe ovvio, ma non lo è: «I flussi turistici si concentrano sugli esercizi vicini ai monumenti, per distribuire le opportunità e generare servizi culturali e imprenditoriali in tutto il territorio non basta essere una città d’arte, bisogna essere una città creativa», spiega il direttore Stefano Baia Curioni. Per questo Palazzo Te opera su due ambiti: la gestione e promozione del monumento, da un lato, il supporto alla capacità creativa del territorio, dall’altro.

Nel primo ambito rientrano le mostre «Giulio Romano: Arte e desiderio», conclusasi a gennaio, e quella experience, dedicata fino al 30 giugno all’architetto e pittore che nel Cinquecento progettò il palazzo, un’esposizione itinerante che promuoverà Mantova in Europa nei prossimi tre anni (con il supporto del Ministero degli Esteri). In estate sarà la volta di un approfondimento su arte e video legato a Festivaletteratura, mentre l’11 ottobre s’inaugurerà la mostra «Venere, la natura e il mito» (fino al 10 gennaio 2021), con importanti prestiti internazionali.

Poi le rassegne sul rapporto tra mito, mobili e oggetti (nel 2021) e su Rubens e il mito (nel 2022). A supportare la capacità progettuale del territorio sono lo Spazio Te, con due eventi settimanali proposti da soggetti locali (fino a giugno), e la Scuola di Palazzo Te, da giugno a novembre (centropalazzote.it).

Tre i moduli formativi: uno di progettazione (con Aldo Nove e Michele Di Stefano), uno di storia dell’arte (con il Courtauld Institute of Arts di Londra) e uno sulle pratiche artigianali locali in disuso (con Lino Reduzzi e Stefano Arienti). «Le produzioni di Palazzo Te sono passate dalle 16 annue del 2016-18 alle 100 del 2019 grazie alla crescita esponenziale delle proposte del territorio, che hanno anche contribuito a destagionalizzare gli ingressi», conclude il direttore.

Jenny Dogliani, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020



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