A Lodi è guerra a tarli e infiltrazioni

Recuperati la volta e gli affreschi della Chiesa di San Francesco. Ora urge intervenire sui putti settecenteschi

Tina Lepri |  | Lodi

Pareti, volte e colonne delle tre navate della grande Chiesa di San Francesco sono quasi interamente rivestite di affreschi cui si aggiungono decine di sculture, costituendo un vero e proprio palinsesto dell’arte lombarda dal XIV al XVIII secolo. Costruito a partire dal 1280, questo splendido edificio, il primo del suo tempo con bifore a cielo aperto, sembrava destinato a un inarrestabile degrado, con le importanti decorazioni compromesse da secolari infiltrazioni d’acqua, ma i lodigiani stessi si sono mossi per salvarlo.

Con la loro Fondazione Comunitaria, a partire dagli anni ’90 hanno ottenuto un forte sostegno finanziario di banche e donatori che all’inizio è servito per l’intervento più urgente: evitare le gravi infiltrazioni d’acqua dalle volte e salvare dal collasso le strutture della chiesa. Successivamente, negli ultimi quattro anni, due restauratrici lodigiane, Emilia Vianelli e Martina Ceresa, si sono dedicate al recupero degli affreschi e degli apparati decorativi delle cappelle dell’immenso edificio.

La prima è stata quella di Santa Caterina d’Alessandria, con affreschi trecenteschi e settecenteschi compromessi dall’umidità e dalle conseguenti efflorescenze saline che avevano nascosto le figure con il fenomeno delle «barbe bianche». Una volta applicati gli impacchi per l’eliminazione dei sali, sono stati consolidati gli intonaci. L’ultima cappella ad essere recuperata, alla fine del 2020, è stata quella dell’Immacolata nella quale l’umidità aveva quasi cancellato il ciclo delle «Virtù della Vergine» affrescato sulla volta nel Settecento dai fratelli Torricelli di Lugano.

Si è trattato, spiega la Vianelli, di stuccare lacune e crepe e di pulire con speciali spugne a secco lo strato di sporco aggiuntosi all’umidità: necessari gli impacchi di carbonato d’ammonio. Per la ricostruzione delle parti mancanti degli affreschi, le due restauratrici hanno utilizzato la tecnica della puntinatura con colori ad acqua perché, affermano, «i puntini rispettano l’equilibrio complessivo dell’immagine e al contempo creano una sorta di vibrazione necessaria per distinguere il risarcimento della lacuna dalle parti originali».

Ora si dovrà provvedere al restauro delle tante sculture: su tutte spicca quella dell’Immacolata del maestro del Settecento lombardo Giuseppe Antignati, autore anche dell’altare altrettanto bisognoso di cure. Si aspettano altri finanziamenti per concludere i lavori. I più urgenti, a detta delle restauratrici, sono quelli per recuperare le pitture dell’abside di San Francesco, annerite dal tempo, dallo sporco e dall’umidità.

È intanto partita la raccolta fondi per salvare i putti lignei dell’Antignati. Occorrono 3mila euro per il restauro, ma la Vianelli e la Ceresa hanno già effettuato il trattamento contro gli insetti xilofagi che divorano il legno.

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