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Restauro

A L'Aquila si torna a recitare in San Filippo

La chiesa seicentesca adibita a teatro sarà riconsegnata entro la fine dell'estate

La volta a stucchi di una delle cappelle della Chiesa di San Filippo a L'Aquila trasformata in teatro

A dieci anni dal terremoto il capoluogo abruzzese riavrà presto uno dei suoi gioielli artistici e spazi culturali più vivaci: rinasce infatti la chiesa-teatro di San Filippo dopo importanti lavori che hanno restituito la magnificenza barocca all’edificio nell’omonima piazzetta a pochi passi dal Duomo.

La chiesa sconsacrata, di proprietà del Comune e dagli anni Ottanta adibita a teatro, sarà riconsegnata entro la fine dell’estate. Si sono infatti conclusi (mancano solo poltroncine e tendaggi) i lavori di restauro e rifunzionalizzazione svoltisi nel rispetto dell’edificio, un unicum in città per la novità dell’impianto mutuato da quelli delle grandi chiese congregazionali.

«L’organismo, ottenuto tramite l’assemblaggio di gruppi spaziali diversi, con l’arcone trionfale a far da raccordo tra navata e cupola, è riconducibile a San Pantaleo a Roma di Giovanni Antonio De Rossi e alla più tarda Chiesa del Gesù di Ancona di Luigi Vanvitelli», spiega l’architetto Antonio Di Stefano, che ha diretto i lavori gestiti dal Segretariato regionale Mibac per l’Abruzzo d’intesa con la Soprintendenza Abap per L’Aquila e i comuni del cratere.

Il palco fisso è stato sostituito da uno mobile e innovativo, tra i primi in Italia di questo tipo. Dotato di un sistema di motorizzazioni e catene che lo fa elevare fino a sei metri e abbassare fino a 1,05 metri quando a riposo, garantisce la piena fruibilità dello spazio senza limitare la visione dell’altare maggiore e del resto del transetto.

I danni del sisma sono stati considerevoli, anche se non paragonabili a quelli di Santa Maria Paganica o del Duomo, con un quadro fessurativo esteso in particolare nella parte alta della facciata, nelle cappelle laterali e nella cupola. «A livello strutturale, continua Di Stefano, i lavori più importanti sono stati quelli di ripresa muraria, con l’inserimento di tiranti in acciaio nascosti per legare la struttura della chiesa, con effetto scatolare, con grande miglioramento dal punto di vista antisismico».

L’intervento più complesso e lungo è stato il restauro di stucchi, legni dorati, sculture, marmi e affreschi. «Rimosso il peso che gravava sulle volte delle cappelle laterali, dove vi erano notevoli lesioni e perdite di materiale plastico (lo spazio soprastante era adibito a uso privato, Ndr), si è passati al consolidamento con malte appropriate, spiega Federico Bologna, presidente del cda di Dipe Costruzioni. Una volta rimossi i puntellamenti, si è quindi provveduto a rifissare le grosse porzioni di stucchi con incollaggi localizzati di resina epossidica e imperniature di barre filettate di acciaio inox».

Gli affreschi della seconda cappella laterale destra che ospita un ciclo di Giacomo Farelli (Roma, 1629-Napoli, 1706) risultavano frammentari per le cadute dovute al terremoto. «Dopo aver asportato Paraloid e velatino usati nel fissaggio preventivo, abbiamo provveduto alle operazioni per rifissare il colore, alla rimozione di vecchi ritocchi e stuccature non più idonei, quindi a un’accurata reintegrazione pittorica». Il recupero strutturale della chiesa fondata dai padri Filippini nella prima metà del Seicento è stato finanziato dal Cipe, mentre il restauro degli apparati decorativi da Sugar di Caterina Caselli e Macu Edizioni di Mauro Pagani, grazie alle vendite del cd «Domani».

Margherita Criscuolo, da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019


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