A Flashback la qualità è il comune denominatore

Opinioni contrastanti sulla nuova sede nella Caserma Dogali, ma tutti concordi sul fatto che «l’arte è tutta contemporanea». Buona affluenza di pubblico nonostante la concomitanza con Artissima e grande entusiasmo per il ritorno in presenza e la possibilità di dialogo con gli espositori

Particolare dell’opera di Mimmo Paladino presentata dalla galleria Dello Scudo
Elena Correggia |  | Torino

L’edizione del ritorno in presenza di Flashback «l’arte è tutta contemporanea» secondo gli intendimenti delle direttrici della fiera, Ginevra Pucci e Stefania Poddighe doveva essere nel segno del cambiamento, di un nuovo inizio, di una valorizzazione di ciò che in passato è stato trascurato.

Non c’è dubbio che il messaggio sia stato pienamente espresso dalla nuova sede della kermesse, la Caserma Dogali di via Asti, a Torino, edificio in disuso di fine Ottocento, che ospita fino a domani, 7 novembre, una trentina di espositori, in linea con lo spirito di Flashback, ovvero trasversali per epoche e generi artistici. Tuttavia, il luogo e il suo allestimento, disposto su due piani, in lunghi corridoi da cui si dipanano gli spazi, talvolta un po’ angusti, dei singoli galleristi, ha generato opinioni nettamente contrastanti, sia fra il pubblico sia fra gli operatori (voci entusiaste soprattutto da chi si occupa di contemporaneo, perplessità accentuate invece dal mondo dell’antico).

«Il pubblico che partecipa a una manifestazione come questa ha comunque gli strumenti per distinguere il contenuto dal contenitore», afferma Simone Aleandri, (Aleandri Arte moderna, Roma), che presenta una accurata selezione di opere su carta della prima metà del Novecento e ha riscontrato una buona affluenza di visitatori «a partire già dal vernissage di mercoledì e poi anche giovedì, nonostante l’inaugurazione concomitante di Artissima». Fra le sue vendite quattro disegni di Sironi del ’23, Alberto Martini del 1940, Hans Richter del 1917 e Henry Van de Velde del 1893 per cifre comprese fra 5 e 10mila euro. Dedicato ad artisti noti e meno noti fra Novecento, Ritorno all’ordine e Realismo magico lo stand di Carlo Virgilio&C. (Roma e Londra), che ha venduto a un nuovo cliente uno «Studio per “Il bagno al parco”» del 1938 circa di Mario Broglio, di cui il corrispondente olio su tavola è ora esposto nella mostra sul Realismo magico al Palazzo Reale di Milano e registra un vivo interesse per una coppia di sculture di Emilio Greco del 1951, un bronzo e una terracotta già nella collezione di Riccardo Gualino.

«Il pubblico è avido di bellezza, attento, la mostra eterogenea e di qualità, c’è un bel fermento ed è una gioia rivedere i clienti di persona», commenta Roberto Cena (Libreria antiquaria Il Cartiglio, Torino). «C’è apprezzamento per i maestri antichi e ho venduto delle carte di Dürer e Rembrandt».
Rispetto alle passate edizioni Umberto Benappi (Torino) sottolinea un maggior dialogo con le persone: «Notiamo una richiesta più vivace di schede, condition report e prezzi e il primo giorno abbiamo concluso due vendite: un’opera storica degli anni ’20 e un Mondino degli anni ’80».

Fra i fiamminghi proposti da Caretto&Occhinegro (Torino) ha suscitato apprezzamenti e curiosità Frans Francken III con le «Tentazioni di Sant’Antonio» del 1640 circa, che mescola sacro e profano con un sapido umorismo «noir» (la quotazione è 35mila euro), ed è stato venduto a un collezionista già avvezzo al genere un «Paesaggio invernale con la Fuga in Egitto», olio su rame del 1610 circa di Denijs van Alsloot.

Un tripudio di colore, gestualità e materia l’esposizione della galleria Dello Scudo di Verona, incentrata sui maestri della Transavanguardia, Sandro Chia e Mimmo Paladino in particolare. «Abbiamo scelto di proporre queste opere anche perché riteniamo siano valorizzate dagli spazi e dall’allestimento, che facilita il dialogo e i rimandi con le opere presenti in altri stand», spiega Filippo Di Carlo, che già il giorno della preview rivelava un forte interesse per una piccola tecnica mista di Paladino del 1997 (richiesta di 40mila euro) e una trattativa in corso per due sculture in terracotta dello stesso autore, proposte a 80mila euro.

Riserbo sui prezzi da Benappi Fine Art (Londra), dove l’attenzione dei collezionisti locali si concentra soprattutto su un quadro a tarsia lignea di Antonio Bonadé raffigurante la Basilica di Superga, un intaglio in legni vari di soggetto allegorico di Bonzanigo e su un monumentale Studio di statue, cartone preparatorio di Achille Funi del 1941 circa.

Di impatto scenico la monografica su Felice Levini, specialmente l’autoritratto «leopardato», allestita dalla galleria Niccoli di Parma (i suoi prezzi oscillano fra 10 e 40mila euro). «Siamo entusiasti di questa sede dove abbiamo portato quattro opere di Levini con l’intento di proseguire il lavoro di sostegno dell’artista, che proprio qui a Torino visse negli anni ’90», afferma Marco Niccoli. «Non ci sono velleità particolari di vendita, ma l’obiettivo è quello di realizzare un progetto culturale sull’autore, rilanciandolo, anche comprando sue opere o ricollocandole in collezioni coerenti».

Opere del Novecento storico da De Chirico a Casorati, da Burri a Fontana sono le proposte della galleria Artemisia Fine art di San Marino, dove spiccano un Ettore e Andromaca di De Chirico del 46/47 (richiesta 1,5 milioni di euro) e un lavoro materico degli anni ’50 di Georges Mathieu (500mila euro): «Abbiamo potenziali nuovi clienti ma per vendite di questo genere aspettiamo il dopo fiera», commenta il direttore artistico Cesare Costa, un po’ deluso dagli spazi espositivi, a suo giudizio penalizzanti rispetto alle precedenti edizioni.

Un grande coccodrillo di Nicola Bolla, composto da carte da gioco (richiesta 50mila euro) campeggia infine da Photo&Co (Torino) di Valerio Tazzetti, che riconosce la presenza di visitatori competenti anche se «le vendite non sono certo brucianti come può avvenire all’estero, a Frieze o a Fiac, la ripartenza delle fiere italiane appare più lenta». Nello stand ci sono comunque trattative in corso, in particolare per le «coppe» di carte da gioco di Bolla (prezzo 5mila) e per Shodoshima, una fotografia di George Rousse in cui un cerchio dorato si sovrappone a un’antica casa giapponese (18mila euro circa).

© Riproduzione riservata George Rousse, «Shodoshima» presentata da Photo&Co Particolare della tarsia lignea di Antonio Bonadé raffigurante la Basilica di Superga presentato da Benappi Fine Art Particolare del «Paesaggio invernale con la Fuga in Egitto» di Denijs van Alsloot presentata da Caretto&Occhinegro «Studio per "Il bagno al parco”» del 1938 circa di Mario Broglio presentato da Carlo Virgilio&C.
Altri articoli di Elena Correggia