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Restauro

A Dresda l’abito d’oro del principe sposo

Riaperto nel Palazzo Reale il grandioso appartamento di Federico Augusto

Una delle sale del Palazzo Reale di Dresda dopo i restauri

Dresda (Germania). Quando il figlio di Augusto il Forte si sposò a Dresda nel 1719, il re gli donò un abito ricamato con filo d’oro, che ora si può ammirare negli appartamenti reali approntati per la celebrazione del matrimonio da poco riaperti dopo cospicui lavori di restauro. Durante i bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale le sale più importanti del Palazzo Reale furono infatti distrutte, insieme a gran parte del centro storico di Dresda.

Fortunatamente molti arredi ed elementi architettonici furono messi in salvo in magazzini fuori città e come l’abito nuziale si sono conservati fino ad oggi. Augusto, che regnò sia in Sassonia sia in Polonia, sperava che il matrimonio del principe ereditario Federico Augusto con l’arciduchessa austriaca Maria Giuseppa gli avrebbe garantito la protezione degli Asburgo.

Stanco di battaglie e deluso dal declino della sua potenza, il re era pronto a costituire una durevole eredità in pietra e splendore. Tale eredità è oggi nota come Barocco sassone, che attira numerosissimi visitatori in palazzi quali lo Zwinger, la residenza estiva a Pillnitz, e lo stesso Palazzo residenziale.

Per Augusto il Forte le celebrazioni del matrimonio, che durarono un mese, e l’inaugurazione degli appartamenti reali di stato «segnarono un punto di svolta nella propria strategia politica. Decise infatti di ricorrere alla pompa e alla magnificenza per aumentare la propria influenza e il proprio potere», spiega Dirk Syndram, direttore del tesoro della Grünes Gewölbe (la Volta Verde) nel Palazzo Reale oggi tristemente al centro delle cronache per il clamoroso furto del 25 novembre.

Ispirato dalla sua visita da giovane principe alla Versailles di Luigi XIV, Augusto migliorò le scarse decorazioni e gli arredi del Palazzo Reale con Matthäus Daniel Pöppelmann e Raymond Leplat, progettisti degli appartamenti reali al secondo piano dell’ala occidentale. Il principe ereditario e sua moglie non vi abitarono mai: le stanze erano state concepite per glorificare il potere di Augusto e suggellare la sua fiducia nella lunga durata della dinastia.

I visitatori attraversavano una sequenza di stanze, ciascuna più grandiosa della precedente: comprendevano un’ampia sala da ballo, la Sala Torre, dove la magnifica collezione di porcellane di Augusto verrà nuovamente esposta, e la sala dei banchetti; culminavano nell’opulenta Sala delle Udienze (nota successivamente come Sala del Trono) e nella camera da letto reale.

L’abito nuziale d’oro di Federico Augusto, tagliato in uno stile noto come «justaucorps», che riflette l’influenza di Luigi XIV, è uno dei nove abiti del re in mostra. Altri elementi sopravvissuti alla guerra sono la Poltrona delle Udienze, rari arredi in argento, gli stravaganti pilastri dorati della Sala delle Udienze e molti dei dipinti che vi erano appesi.

Esposta anche una sella ornata, parte di un dono di Luigi XIV che comprendeva anche degli stalloni, e una «maschera vivente» di Augusto del 1704. Repliche delle ricche tappezzerie che un tempo ricoprivano le pareti sono state tessute a mano da artigiani di Lione, Madrid e Milano. Grazie a 34 fotografie a colori scattate tra il 1942 e il 1944, i grandi dipinti a soffitto su tela di Louis de Silvestre hanno potuto essere riprodotti, dice Syndram: «Era rischioso… poteva andare male. Ero un po’ scettico, questa dopotutto non era la volta della Cappella Sistina, era solo decorazione. Ma ora penso che faccia la sua bella figura».

La decisione di restaurare gli appartamenti di stato era stata presa nel 1997; i lavori, gestiti dall’azienda statale Saxon Property and Construction Management, sono iniziati nel 2016. Incisioni e disegni dell’epoca delle nozze del 1719, insieme a successive fotografie e fonti documentarie, sono state utilizzate per la ricostruzione.

L’inaugurazione è una pietra miliare della ricostruzione completa del Palazzo Reale, costata finora più di 340 milioni di euro e finanziata dal Governo federale e dall’Amministrazione regionale della Sassonia. In dicembre Dresda assisterà alla riapertura della Sempergalerie del XIX secolo nel Palazzo Zwinger a seguito di un’importante restauro. La galleria ospita opere importanti come «La mezzana» di Vermeer (1656), la «Madonna Sistina» di Raffaello (1512) e la «Venere dormiente» di Giorgione (1510).

Catherine Hickley, da Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019



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