A cena con l'arte

(Breve) conversazione con Alessia Garibaldi, architetto e fondatrice di Studio Garibaldi Architects, sulle «sue» cene con l'artista, e il bisogno di mettere in relazione l'arte con le persone

Ada Masoero |

Sono poche le città in cui, come a Milano, l’arte (contemporanea, ma non solo), il design e l’architettura abbiano occasioni tanto strette e frequenti d’incontro. Fra le iniziative più interessanti in cui i tre ambiti s’intrecciano, c’è quella promossa da Studio Garibaldi Architects, fondato da Alessia Garibaldi, architetto con una speciale vocazione per gli allestimenti museali (il più recente, per la mostra al Museo Bagatti Valsecchi di Milano della collezione Gastaldi Rotelli di pittura del Sei e Settecento in chiusura proprio questo weekend di metà marzo) e collezionista d’arte contemporanea. Due passioni, queste ultime, declinate negli appuntamenti organizzati dal suo studio, che comprendono, per l’arte antica, le visite alle mostre più importanti con i curatori o con i direttori dei musei e delle istituzioni che le presentano e, per il contemporaneo, delle «cene con l’artista» nel suo appartamento, dove antico e contemporaneo convivono in armonia.

Qui, l’artista invitato o invitata allestisce suoi lavori, di cui parla con la padrona di casa e con gli ospiti (collezionisti, artisti, architetti, figure come Vincenzo De Bellis, direttore delle Fiere e delle piattaforme espositive di Art Basel), insieme al critico o al gallerista che lo seguono: «amo da sempre, anche nei miei progetti, il dialogo tra antico e moderno, spiega Alessia Garibaldi, e colleziono arte contemporanea, ma desideravo scardinare la rigidità della mostra in galleria. In queste cene i rapporti sono più facili e fluidi, e il cibo stesso si riallaccia al lavoro dell’artista. La prima a essere invitata è stata l’emergente Flaminia Veronesi (alcuni dei lavori esposti allora sono entrati a far parte della mia collezione, rimanendo proprio nelle vetrine antiche in cui li avevamo esibiti nella serata); poi è stata la volta di Arcangelo Sassolino, artista che non ha bisogno di presentazioni, con cui abbiamo presentato una grande installazione in vetro e un “cemento” recente. La prossima, in maggio, vedrà protagonista Edoardo Piermattei, artista poco più che trentenne che è coinvolto anche in un mio progetto per un albergo a Roma. Ciò che mi sta a cuore, infatti, è mettere in relazione gli artisti con il mondo del design e dell’architettura».

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Ada Masoero

Le donne delle Fondazioni: perché siamo differenti, che cosa vogliamo dare (e ricevere). 5

Dieci istituzioni dedicate all’arte contemporanea ci raccontano finalità, modalità e criticità. Tutte vorrebbero più collaborazione tra privato e pubblico e agevolazioni dallo Stato, quali ArtBonus e imposizione fiscale più comprensiva dei loro nobili scopi. L’incognita: quale futuro dopo le fondatrici? Altre due istituzioni: la Fondazione Sanguedolce (risponde Carmela Sanguedolce) e la Fondazione Trussardi (risponde Beatrice Trussardi)

Le donne delle Fondazioni: perché siamo differenti, che cosa vogliamo dare (e ricevere). 4

Dieci istituzioni dedicate all’arte contemporanea ci raccontano finalità, modalità e criticità. Tutte vorrebbero più collaborazione tra privato e pubblico e agevolazioni dallo Stato, quali ArtBonus e imposizione fiscale più comprensiva dei loro nobili scopi. L’incognita: quale futuro dopo le fondatrici? Altre due istituzioni: la Fondazione Luigi Rovati (risponde Giovanna Forlanelli) e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (risponde Patrizia Sandretto Re Rebaudengo)