55 artisti iraniani incarcercati per le proteste

Dal mondo della cultura due petizioni (una ha già più di 6mila firmatari) in segno di dissenso e per richiedere alle organizzazioni internazionali di boicottare le istituzioni iraniane

L’opera di Shirin Neshat esposta in segno di protesta sulla facciata della Neue Nationalgalerie. Foto dpa
Melissa Gronlund, Gareth Harris |  | Teheran

Una petizione in risposta alle proteste in Iran, lanciata da un gruppo di artisti e curatori iraniani e sostenuta da figure molto note come Shirin Neshat, Nairy Baghramian, Nicky Nodjoumi e Parviz Tanavoli, ha raggiunto più di 6mila firmatari, mentre personalità della cultura iraniana e istituzioni mostrano il loro sostegno alle proteste nel Paese.

Note come movimento «Donna, Vita, Libertà», le proteste in Iran sono iniziate il 16 settembre in seguito alla morte in carcere della giovane Mahsa (Jina) Amini, accusata di aver violato le regole di «modestia» iraniane. Nonostante le autorità abbiano imprigionato e aggredito i manifestanti, le manifestazioni hanno continuato a crescere, in particolare tra gli studenti e i giovani.

Secondo il curatore londinese Vali Mahlouji, almeno 55 artisti e fotografi sono stati incarcerati dall’inizio delle proteste. «Nonostante le minacce e le violenze, gli studenti insistono sul loro diritto di riunirsi e di esprimersi liberamente, si legge nella lettera. Attraverso dichiarazioni collettive, hanno chiesto un cambiamento: “Reclameremo il nostro diritto di decidere per noi stessi, e combatteremo tiranni e reazionari”». Al momento di andare in stampa, gli organizzatori hanno dichiarato che stanno preparando una seconda petizione che chiederà alle organizzazioni internazionali di boicottare le istituzioni iraniane.

«È una testimonianza della nostra lotta determinata, a fianco del popolo iraniano, per chiedere la fine della violenza e la fine del regime che ha brutalizzato il popolo iraniano», ha affermato Shirin Neshat. Proprio l’artista iraniana è stata al centro di qualche polemica a Berlino, in seguito all’esposizione di una sua opera sulla facciata della Neue Nationalgalerie, su iniziativa del suo direttore Klaus Biesenbach. La scelta dell’opera è stata però ritenuta inopportuna da qualcuno (soprattutto sui social), dal momento che ritrae una donna iraniana velata.

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