500 anni fa la resa degli Aztechi

Ancora oggi il Messico fonda la sua identità sulla Conquista, la resa della capitale dell'Impero Tenochtitlan agli spagnoli

Il presagio della cometa che annuncia la Conquista (Codice Durán, Biblioteca Nacional de Madrid
Antonio Aimi |  | Città del Messico

Cinque secoli fa Tenochtitlan, la capitale dell’Impero Azteco, si arrese agli Spagnoli. Quell’evento fu la tappa centrale della conquista della Mesoamerica, un processo che era cominciato nel 1519 e che si concluse qualche decennio dopo. Oggi in Messico il V Centenario della Conquista è, ovviamente, al centro di una serie di iniziative, poiché lo Stato latinoamericano fonda la sua identità proprio sulla Conquista, come molto efficacemente recita la lastra della piazza delle Tre Culture, collocata al centro dell’ultimo baluardo della resistenza azteca: «Il 13 agosto 1521, eroicamente difesa da Cuauhtémoc, Tlatelolco cadde in potere di Hernán Cortés. Non fu trionfo né sconfitta, fu la dolorosa nascita del popolo meticcio che è il Messico di oggi». Proprio in vista di questa scadenza, nel 2019 l’attuale presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, dichiarò che aveva inviato due lettere ufficiali al re di Spagna e al papa, nelle quali li invitava a chiedere scusa per i crimini della Conquista.

Su questi aspetti e su come in Messico si stia vivendo il V Centenario della Conquista, José Agustín Ortiz Pinchetti, scrittore e politico di grande prestigio, vicino al presidente López Obrador, del quale ha scritto l’unica biografia, spiega così la situazione a «Il Giornale dell’Arte»: «Oggi la maggioranza dei messicani rifiuta la Conquista; tuttavia la richiesta del presidente, che voleva che la Spagna e la Chiesa chiedessero perdono per le atrocità commesse da Cortés e dai suoi soldati, non è stata sostenuta e non ha avuto seguito nell’opinione pubblica. Forse, anche perché poco è cambiato da allora. Le differenze sociali in Messico sono enormi. Inoltre, c’è un forte razzismo che non si vuol riconoscere e del quale si sta prendendo coscienza molto lentamente. La struttura sociale è simile a quella che c’era nella colonia: un gruppo minoritario di persone, di origine spagnola o europea, controlla gli affari, la politica e la cultura. Il tema della Conquista non è presente nelle riflessioni della gente. Certo c’è rancore e per molti anni si sono odiati gli Spagnoli, anche se negli ultimi trent’anni tutto questo si è moderato».

In occasione del V Centenario, naturalmente, numerosi sono stati i libri e gli articoli pubblicati sulla fine traumatica del mondo preispanico, un evento che, alla faccia delle interpretazioni di alcuni intellettuali (soprattutto francesi), fu un taglio orizzontale nella storia del Messico. Tra le questioni più spinose, emergono le analisi sulle fonti indigene e sul sistema di alleanze costruito dagli Spagnoli, che li portò ad avere al loro fianco quasi tutte le città della Valle del Messico, allora parte dell’impero azteco. È importante sottolineare che le ultime ricerche hanno messo in una posizione di primo piano i presagi, che nelle fonti indigene annunciano la fine dell’Impero: una materia che fino a poco tempo fa era vista come una curiosità priva di importanza (chi scrive era stato tra i primi a «decifrare» e interpretare questi «presagi» in La «verdadera» visión de los vencidos, 2009; Ndr).

Da questo punto di vista è doveroso segnalare che un ruolo di grande importanza ha avuto la mostra «Tetzahuitl. Los presagios de la Conquista de México» (2019-20), curata da Guilhem Olivier dell’Unam e da Patricia Ledesma, direttrice del Museo del Templo Mayor. Significativamente si tenne nell’area del museo che sorge nel sancta sanctorum della cultura azteca.

In questo quadro, si segnala il ciclo di seminari online che Riccardo Cannelli ed Emilia Giorgetti dell’Ambasciata d’Italia hanno organizzato in collaborazione con l’Inah (Instituto Nacional de Antropología e Historia). Il 2 e il 3 settembre il quarto appuntamento è stato dedicato al ruolo fondamentale e senza paragone in Europa avuto dall’Italia nella conservazione dei «codici» delle culture indigene. È bene ricordare un fatto ancora quasi sconosciuto: mentre in Messico i missionari li bruciavano, gli intellettuali italiani e le corti del Rinascimento, compresa quella dei papi, li conservavano come documenti preziosi.

© Riproduzione riservata La dea Cihuatil (Donna Serpente) che, cantando e ballando, annuncia la catastrofe (Codice fiorentino, Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze), particolare La trave e la dea Cihuatil (Donna Serpente) che, cantando e ballando, annunciano la catastrofe (Codice fiorentino, Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze)
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