500 anni da Perugino

La mostra «Il meglio maestro d’Italia» è solo uno degli eventi che celebreranno il pittore italiano nel 2023

La Sala Udienza del Collegio del Cambio in corso Vannucci a Perugia, affrescata da Perugino
Stefano Miliani |

Nel 2023 cadono i 500 anni dalla morte del Perugino, ovvero quel Pietro di Cristoforo Vannucci che ha fatto da maestro a Raffaello e che con le sue figure e paesaggi ha condizionato la pittura dell’intera Italia centrale e oltre. Gli appuntamenti principali delle manifestazioni (peruginocinquecento.it) saranno la mostra «Il meglio maestro d’Italia», da marzo alla Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia, soprattutto per i prestiti dall’estero tra i quali spicca lo «Sposalizio della Vergine» dal Musée des Beaux-Arts di Caen, e da giugno-luglio la rassegna «“…al Battesimo fu chiamato Pietro”. Il Perugino a Città di Pieve».

Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Comitato promotore delle celebrazioni per il V centenario, annuncia anche altre iniziative, molte delle quali dedicate (non a caso) alla didattica: «È inutile nascondersi dietro un dito, spiega la presidente. La Storia dell’arte è stata assolutamente trascurata dalla scuola, quindi credo che questa sia un’occasione per far conoscere il territorio e per promuovere la cultura dell’Umbria e della sua identità. Non so quanti giovani di Perugia entrino a vedere il Perugino nel Collegio del Cambio in corso Vannucci. Il problema è che non si insegna più la Storia dell’arte».

L’unico progetto interamente finanziato, con appena 5mila euro, viene infatti da un istituto scolastico, il Salvatorelli-Moneta di Marsciano. «Perugino è un pittore particolarmente identitario per l’Italia centrale, continua. Speriamo che vengano molte scuole e confidiamo così di sopperire a un sistema scolastico che ha reso secondaria la Storia dell’arte. Avere escluso la cultura umanistica per privilegiare quella tecnica e scientifica avrà un’influenza generale nella preparazione dei nostri studenti, anche perché la cultura umanistica permette di accedere a qualunque tipo di disciplina», conclude Borletti Buitoni.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Stefano Miliani