50 sfumature di lapislazzuli | 6.9

Amore e desiderio nell'antico Egitto. C’era una volta in Egitto

Particolare di scena di banchetto muliebre dalla Tomba di Uah (Tomba Tebana 22); prima metà del XV secolo a.C. Fotografia di Francesco Tiradritti
Francesco Tiradritti |

Il Papiro CGT 55001 propone un florilegio di situazioni che servono da pretesto per sviluppare tematiche prettamente pornografiche. Una di queste è l’intrattenimento musicale che degenera in un’orgia nel corso della quale una flautista e una suonatrice di cetra soddisfano le voglie di due personaggi maschili. Scene dipinte sulle cappelle funerarie tebane contemporanee mostrano che i gruppi musicali femminili potevano prevedere un terzo elemento. Sul Pornopapiro potrebbe forse trattarsi della ragazza sulla quale si avventa l’aiutante Hay figlio di Amonnakht. Che la coppia, oggi su un frammento isolato, potessero fare parte della scena contigua lo farebbe anche pensare l’oggetto sotto i loro piedi, identificabile forse con uno strumento musicale a corde. Tenendo conto della ricostruzione proposta in questi articoli, il palo a destra lascerebbe presupporre che l’intrattenimento musicale abbia svolgimento all’interno di un edificio.  

Da questo punto in poi si passerebbe perciò all’esterno, in un’area che è supponibile sia suddivisa in una serie di cortili dove hanno svolgimento azioni da considerare separate le une delle altre. Nella prima un uomo si intrattiene con una ragazza appollaiata sulle sue cosce. La didascalia è troppo frammentaria per arrivare a trarne un senso. Il fatto che si trovi in corrispondenza della nuca della ragazza lascerebbe pensare che si tratti parole da lei pronunciate. Desta ammirazione la posa acrobatica in cui è ritratta la coppia che denota un certo vigore in lui e una buona dose di equilibrio in lei.

Poco distante, ma in uno spazio separato, si trova la ragazza intenta a truccarsi, punto centrale di tutta la figurazione e momento di quieto voyeurismo che interrompe la serie di amplessi proposti dal papiro. La sensazione di violare l’intimità della fanciulla è sottolineata dalla figura dell’uomo che si trova ai suoi piedi. Lo sguardo rivolto altrove attribuisce alla ragazza una sdegnosa inconsapevolezza cha accresce la tensione figurativa.

Alla staticità di questa scena si contrappone la vivacità di quella successiva dove un lavorante/guardiano tenta di sottrarsi alle attenzioni di un’amante smaniosa. L’intrecciarsi delle membra conferisce all’immagine un tono di concitata frenesia che bene caratterizza la dirompente voglia della ragazza. Le sue parole sono riportate in una didascalia che riempie tutto lo spazio intorno alla coppia e concretizza in modo vivido la sensazione di soffocamento che sperimenta ogni uomo davanti all’impellenza del desiderio femminile.

Da questo punto in poi ha inizio una sequenza narrativa che ha svolgimento in uno spazio all’aperto di una certa ampiezza. Il punto di partenza è dato dallo scriba Thoth […], mostrato nella soddisfazione di un proprio particolare sogno erotico. È infatti raffigurato mentre possiede una ragazza sul pianale di un cocchio al quale sono aggiogate due giovani ragazze. Il particolare fa dubitare che il veicolo appartenesse allo scriba. Se fosse stato davvero suo vi sarebbero attaccati due cavalli.

La sostituzione con le due fanciulle, la presenza del tralcio di convolvolo e la scimmietta sono elementi che inducono a ritenere che si il cocchio sia piuttosto uno strumento predisposto per fare sperimentare il piacere del doppio possesso: della ragazza e del costoso mezzo di trasporto. Malgrado si possa supporre che sia il parto della fantasia di un artista ossessionato da sesso e velocità, la scena possiede un elevato grado di verismo, venato da quel tanto di esagerazione che caratterizza le immagini pornografiche. Appare perciò assai verisimile l’interpretazione, avanzata già in passato, di una messa in scena predisposta da una cortigiana con l’assistenza di due «novizie» per soddisfare i desideri dei clienti.

La storia prosegue con un cambio di protagonista: davanti al cocchio vi è infatti un uomo superdotato e dall’aspetto trasandato. Le dimensioni minori della sua figura indicano che si sta avvicinando. La sporta che stringe nella mano destra denota che sta rientrato da un viaggio, forse lungo e difficoltoso e nel corso del quale non ha avuto modo di incontrare donne. Il desiderio derivante dall’astinenza risulta più che palese. Il nuovo arrivato protende la mano verso una delle fanciulle aggiogate e, dopo essersi buttato la sporta dietro spalle, la fa piegare in avanti e ne trae soddisfazione. Il primo amplesso non è però sufficiente.

Senza abbandonare la sporta, l’aitante individuo (che una didascalia identifica come lo scriba Amen[hotep]) si intrattiene con una seconda ragazza, identificabile stavolta come la cocchiera resasi nel frattempo disponibile. Sopraggiungendo l’uomo aveva sicuramente assistito all’amplesso sul cocchio e ne trae ispirazione afferrando una ciocca della parrucca della ragazza come fosse una briglia. La stanchezza comincia a farsi sentire, ma lo scriba Amen[hotep] non riesce a venire a capo della propria imperiosa erezione e una delle novizie, probabilmente la seconda, si dà da fare inerpicandosi sopra il suo smisurato membro.

La storia volge al suo scontato finale. L’insaziabile amante, le dimensioni del cui sesso risultano notevoli anche a riposo, collassa. Viene trasportato dalla ragazza e dalle due fanciulle in una camera dove la cortigiana allungata sul letto si sporge in un gesto di amorevole attenzione verso di lui disteso per terra, apparentemente assopito. Il suo indomabile membro risulta invece sul punto di ridestarsi. La scena, forse l’ultima del papiro, non è molto dissimile da quelle poste a chiusura di un fumetto o un film a finale aperto per stuzzicare la curiosità riguardo a un possibile proseguimento della storia: riuscirà lo scriba Amen[hotep] a venire a patti con la propria insaziabile libido o è destinato a soccomberle?

Secondo la nuova ricostruzione del documento qui proposta lo spazio figurativo si troverebbe a possedere una disposizione «a chiasmo» centrata sulla figura della ragazza che si trucca. Ai due lati si trovano altrettante scene all’apparenza isolate: a sinistra il giovane con la ragazza sulle cosce, a destra la fanciulla e il lavorante renitente. Da notare che, in perfetta disposizione speculare, le figure femminili si trovano all’interno, quelle maschili all’esterno. La parte sinistra è poi dedicata all’intrattenimento musicale; la destra sviluppa la sequenza narrativa che ha come protagonisti gli scribi Thtoh[…] e il collega Amen[hotep].

Innumerevoli sono stati i tentativi di dare un senso complessivo al Pornopapiro di Torino. Si è cercato di elevarlo a satira politico-religiosa oppure di liquidarlo come prodotto osceno e aberrante non rappresentativo della civiltà egizia. Soltanto di recente si è cominciato a ridimensionarne i contorni e a considerarlo un documento destinato a sollecitare la libido maschile. In definitiva il papiro non fa altro che mostrare i sogni erotici che accomunano ogni maschio adulto che trovano loro espressione nell’ebrezza del possesso incondizionato e venato da una certa violenza.

Le scene mostrano uomini che sembrano spadroneggiare su donne sdraiate, piegate e addoppiate, tutte penetrate da membri turgidi ed enormi. Lo strapotere e l’onnipotenza maschili sono però soltanto apparenti e le mani delle ragazze si protendono verso gli amanti in delicati gesti di accettazione e incitamento dichiarando così che si tratta di un gioco condiviso.

Il Pornopapiro non mette però soltanto in mostra la possanza, ma anche la fragilità dell’uomo condizionata dall’incapacità di resistere al proprio desiderio e all’attrazione verso il sesso femminile. Tutto si traduce in una vera schiavitù rispetto alle proprie voglie la cui soddisfazione è raggiungibile soltanto con l’esaurimento fisico. Che il piacere possa trasformarsi in un incubo lo dichiara il minaccioso accenno della nuova erezione dell’uomo sdraiato nella camera della cortigiana.

Il Pornopapiro è perciò sicuramente rivolto a fruitori maschili eterosessuali ed è la trasposizione in figura del classico parlare di sesso tra uomini. C’è l’esagerazione delle proprie gesta e l’esorcizzazione delle proprie paure attraverso lo sbeffeggiamento dell’«io libidinoso» attraverso la sua trasposizione in un alter ego, al quale possono essere addossati limiti e fallimenti e nel quale ci si può specchiare privandosi dei propri sensi di colpa

Le donne, cortigiane esperte nell’arte del procurare piacere, vengono ridotte a un’unica immagine ribadita più e più volte e sublimata nella figura centrale della ragazza che si suffumiga e si trucca. Su questa si focalizza l’essenza del desiderio maschile, fondato sull’estasi sconfinata derivante dalla visione del corpo femminile catturato nella sua intimità. In questa scena centrale c’è l’attesa, l’aspettativa e la promessa di quello che potrà succedere, ma non è sicuro che accada. Cosa farà la fanciulla quando avrà finito di truccarsi non è dato saperlo. Sarà andata a sinistra o a destra del campo figurativo oppure si è semplicemente volatilizzata come in un sogno?

La ragazza che si trucca è un’immagine che invita al voyeurismo, pulsione erotica cui fa riferimento ogni società umana, sovente con riprovazione. Nell’antica Grecia questa posizione è resa esplicita dal mito di Atteone che, reo di avere sorpreso Artemide e le compagne mentre facevano un bagno fu trasformato in cervo e finì sbranato dai propri cani che non lo avevano riconosciuto. In alcune nazioni il voyeurismo non consensuale è oggigiorno compreso tra i reati; in Italia il «guardone» è invece perseguibile soltanto se fa uso di strumenti di ripresa.

Malgrado si possa pensar e il contrario le opere d’arte che affrontano il soggetto del nudo da un punto di vista voyeuristico sono abbastanza rare. L’esempio più lampante è dato proprio dalle innumerevoli riproduzioni in pittura e scultura del mito di Atteone dove gli artisti hanno quasi sempre riprodotto il momento in cui il cacciatore viene scoperto (e Artemide e le compagne si coprono) oppure la sua punizione. Il riferimento esplicito alla scopofilia in un’opera di nudo non è d’altronde necessario, visto che il ruolo del voyeur è giocato dallo stesso spettatore.

La nudità del corpo femminile in arte è un motivo ricorrente di qualsiasi cultura (per l’arte islamica si vedano per esempio le pitture di Quseri el-Amra). La sua esibizione nella pienezza dell’intimità, come accade del Pornopapiro di Papiro, non è altrettanto frequente ed è relegata a realizzazioni intese per una fruizione ristretta come, per esempio, le incisioni. Per trovare un’opera sfacciatamente voyeuristica è forse necessario aspettare Gustave Courbet (1819-77) e il suo capolavoro pornografico «L’origine du monde» (1866), anche questo non realizzato con l’intenzione di essere mostrato al pubblico, dato che fu commissionato dal Halil Şerif Pasha (1831-79) per la sua collezione privata. Come nel documento egizio anche qui il soggetto è una cortigiana, professione svolta da Constance Quéniaux, modella e amante del diplomatico turco-egiziano, per arrotondare l’evidentemente magro compenso di ballerina.

Distanti migliaia di anni il Pornopapiro e «L’origine del mondo» di Courbet condividono il medesimo spirito e soddisfano il voyeurismo virile. Nel cinema questa stessa propensione diventa spunto intorno al quale sono stati costruiti innumerevoli pellicole. Ne «La finestra sul cortile» di Alfred Hitchcock (1954) la scopofilia è deprivata del suo aspetto sessuale ma è motore di tutta l’azione. Il voyeurismo torna invece ad acquistare piena carica erotica nel capolavoro di Sergio Leone «C’era una volta in America» dove uno dei motivi conduttori è rappresentato dalla passione di Noodles (Scott Tyler-Robert De Niro) per Deborah (Jennifer Connelly-Elizabeth McGovern).

La scena in cui Deborah adolescente balla spiata da Noodles si trova a ripetere a distanza di secoli il medesimo meccanismo messo in atto dall’immagine di toletta del Pornopapiro. In entrambi i casi la protagonista femminile è apparentemente sola e inconsapevole della presenza maschile. Gli sguardi di Deborah verso la parete dietro cui si trova Noodles rendono però manifesto che non è così e, lo stesso succede alla fanciulla del Pornopapiro che volge ostentatamente il viso dall’altra parte, ma stringe anche in mano uno specchio che rende possibile la visione dell’uomo alle sue spalle. La ragazza egizia è già nuda, Deborah si spoglia al termine dei suoi esercizi lasciando Noodles (e gli spettatori) in estasiata contemplazione della sua figura, commovente epigona delle statue di Venere punica o callipigia dell’arte greco-romana.

In tutte queste immagini riceve la sua massima esaltazione il piacere del guardare inserito in un gioco in cui entrambe le parti sono consapevoli. Lo sono la fanciulla egizia, Deborah, ma anche le sculture di Venere che coprono gli attributi sessuali o mostrano il fondoschiena. La differenza è che nei primi due esempi, il voyeur è inserito nell’opera, nelle seconde questo ruolo è attribuito allo spettatore e si viene così a perdere quella tensione che deriva dal guardare senza essere visti.

Il voyeurismo è una propensione che nell’uomo provoca eccitazione e ne necessita il soddisfacimento attraverso l’autoerotismo o il rapporto sessuale. Nel Pornopapiro il desiderio riceve immediato appagamento attraverso le figure dei molteplici modi, in “C’era una volta in America” viene posticipato ed è foriero di dolorose e tristi conseguenze quando ormai Deborah e Noodles sono adulti.

La scena della fanciulla che si trucca può perciò essere considerata sia pausa voyeuristica sia causa scatenante di tutte le immagini di amplessi circostanti e il Pornopapiro risulta così magistrale rappresentazione delle molteplici sfaccettature della psiche erotica maschile descrivendo in modo esplicito le propensioni e ossessioni dei destinatari. Come è naturale tra un uomo di tremila anni fa e uno odierno non vi sono grandi differenze. Il desiderio comune è quello di membri smisurati e affidabili che consentano prestazioni sessuali eccezionali.

Il sogno condiviso è quello di possedere una, due, dieci ragazze che dicono tutte di sì. Ognuno era ed è però consapevole della schiavitù che implica l’essere superdotati, super bramosi e super bramati. Il desiderio inteso come una lama a doppio taglio, dove la gioia del possedere è controbilanciata dalla paura di essere posseduti (non importa se dall’altro sesso o dalle proprie voglie) trova esatta corrispondenza nella divisione del papiro: a sinistra il sesso è inteso come divertimento e l’ambientazione è quella di un intrattenimento; a destra come un tormento la cui descrizione è affidata a una storia di ascesa e caduta il cui protagonista non è l’uomo, ma il suo fallo.

CINQUANTA SFUMATURE DI LAPISLAZZULI
Amore e desiderio nell'antico Egitto

1. Parole antiche per aneliti senza tempo
2. Egyptian gods do it better!
3. L'amore cosmico
4.1 L'antica bellezza
4.2 L'antica bellezza
5. il tempo delle tilapie in fiore
6.1 Un documento scottante: il Pornopapiro di Torino
6.2 Un intrattenimento musicale particolare
6.3. Il Pornopapiro e la storia di due fratelli
6.4. Piaceri voyeuristici e fumigazioni terapeutiche
6.5. Eterno femmineo e virilità effimera
6.6. L'omo e la panterona
6.7. Donne e «motori», binomio senza tempo
6.8. Parabola di un amante superdotato
6.9. C'era una volta in Egitto

© Riproduzione riservata Deborah (Jennifer Connelly) si spoglia spiata da Noodles (Scott Tyler). Fermoimmagine da «C’era una volta in America» di Sergio Leone (1984) Gustave Courbet, «L’origine du monde», 1866, olio su tela, 46,3x55,4 cm. Musée d’Orsay, RF 1995 10 Particolare della decorazione del Pornopapiro di Torino (CGT 55001): l’intrattenimento musicale. Elaborazione grafica di Francesco Tiradritti da J. Omlin, Der Papyrus 55001 und seine satirisch-erotischen Zeichnungen und Inschriften, Torino 1973, tav. VI Suddivisione in unità figurative della porzione erotica del Pornopapiro di Torino (CGT 55001) secondo una nuova proposta ricostruttiva. Elaborazione grafica di Francesco Tiradritti dalla copia di Mario Tosi pubblicata in J. Omlin, Der Papyrus 55001 und seine satirisch-erotischen Zeichnungen und Inschriften, Torino 1973, tav. XIII Scena di amplesso dal Pornopapiro di Torino (CG 55001). Particolare di J. Omlin, Der Papyrus 55001 und seine satirisch-erotischen Zeichnungen und Inschriften, Torino 1973, tav. I
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