50 sfumature di lapislazzuli | 6.11

Amore e desiderio nell'antico Egitto. Il valore storico e artistico del Pornopapiro di Torino

Piccola stele con immagine di un soldato siriano che beve da una giara; metà del XIV secolo a.C. Da Tell el-Amarna; Museo Egizio di Berlino, ÄM 14122.  Dal sito internet del museo. © Ägyptisches Museum und Papyrussammlung, Staatliche Museen zu Berlin. Fotografia di Sandra Steiß
Francesco Tiradritti |

Per quanto possa apparire singolare i modelli di riferimento per le immagini con gli animali antropomorfi del Pornopapiro di Torino sono da ricercare soprattutto nella decorazione dei monumenti funerari di Luxor e di altre località dell’Egitto. Scene relative alla fabbricazione di vasi e di cocchi sono già attestate a partire dalla XVIII dinastia, quelle relative a intrattenimenti musicali rappresentano una costante nella decorazione tombale che si protrae fino in epoca ramesside.  

L’immagine del gatto-pastore che conduce le oche al pascolo, presente anche sul papiro del British Museum EA 10016, ha numerosi paralleli nella pittura tebana del Nuovo Regno: uno degli esempi più celebri è dato dal frammento di intonaco dalla mirabile decorazione della tomba di Nebamun, conservato sempre nel museo londinese (EA 37978). L’ingozzamento del volatile da parte dei due gatti documenta un aspetto più particolare di questo tipo di allevamento e per trovarne riscontri in scene dove la medesima operazione è compiuta da uomini è necessario fare riferimento a monumenti dell’Antico Regno di area menfita.

L’esecuzione-macellazione è documentata soltanto nel suo secondo aspetto. Sfilate di prigionieri compaiono su templi e anche cappelle tombali di militari, mentre il sacrificio del vitello è un tema che percorre la decorazione funeraria dell’antico Egitto lungo tutta la sua storia. In entrambi i casi si tende a evitare di mostrare il momento più cruento di tutta l’azione. L’uccisione dei prigionieri non è di regola riprodotto, mentre sono molto rare le figurazioni che si soffermano sullo sgozzamento del vitello. Quanto possano risultare crude, e proprio per questo vivide, tali immagini lo mostrano i frammenti di intonaco dipinto provenienti dalla tomba di Iti a Gebelein or al Museo Egizio di Torino (XXII-XXI secolo a.C.). Gli artisti hanno riprodotto il momento in cui il macellaio recide la giugulare del vitello almeno due volte. Il sangue che schizza fuori a fiotti risalta contro il manto chiaro della bestia riversa al suolo restituendo intatta attraverso i millenni tutta la drammaticità del momento.

Gli innumerevoli esempi in ambito funerario non hanno impedito di riconoscere influenze extra-egiziane nella figurazione del trio musicale degli animali caotici. La scimmia e il gatto ai due lati bevono grazie all’ausilio di lunghi tubi secondo un’usanza il cui riscontro con la realtà è stato dimostrato dal ritrovamento di frammenti di alcune canne e sulla base del confronto con altre figurazioni. Assai nota è quella su una piccola stele del Museo Egizio di Berlino (ÄM 14122), risalente al XIV secolo a.C. Vi è ritratto un militare, la cui origine siriana è indicata dalle vesti, che si appresta a bere da una giara grazie a una lunga canna che un servitore gli sta porgendo. È stato ipotizzato che l’usanza fosse legata a un tipo di birra vicino-orientale. La stele berlinese precede di secoli il Pornopapiro ed è perciò assai verosimile che, nonostante questo modo di bere fosse ormai entrato nell’uso quotidiano, mantenesse comunque una certa dose di esotismo.

Più particolare è invece la scena in cui alcuni topi attaccano una città fortificata. I paralleli cronologicamente più vicini sono quelli della decorazione dei templi ramessidi. In queste figurazioni il monarca scocca frecce dal cocchio contro un groviglio di nemici alle cui spalle si trova un insediamento fortificato. Sul Pornopapiro la disposizione delle figure è più ariosa e la scena risulta più simile a quelle dipinte sulle tombe dei nobili a Beni Hassan (XXI-XX secolo a.C.). Nei rilievi ramessidi la città sotto assedio è posta su un’altura a indicare che si trova in una regione extra-egiziana, nei dipinti di Beni Hassan questo dato geografico invece è assente ed è lecito suppore che l’attacco fosse diretto a insediamenti posti lungo le rive del Nilo. Lo stesso sembra potersi dire per la scena riprodotta sul Pornopapiro.

Le figurazioni con animali del documento hanno perciò carattere disparato e appaiono collegate tra loro perché riproducono momenti del vivere quotidiano, alcuni di carattere generale (come l’allevamento, l’artigianato e l’intrattenimento musicale) e altri più specifici (l’esecuzione/macellazione e l’assedio della città). Si può perciò parlare dell’enunciazione figurativa di alcuni eventi finalizzata a riprodurre «al meglio» l’esistenza terrena del proprietario che ricorre di norma nella decorazione dei monumenti funerari.  In questi ultimi lo scopo è duplice: celebrare il defunto e descrivere l’esistenza che ci si augurava lo attendesse nell’eternità.

Poiché il Pornopapiro era destinato alla fruizione in vita è assai probabile che nelle figurazioni soltanto l’intento commemorativo. La trasposizione di azioni umane in ambito animale potrebbe perciò avere sì un significato satirico, ma nascondere anche un messaggio, chiaro all’autore e al fruitore dell’opera ma di difficile comprensione a così tanta distanza di tempo e di spazio. Quello che appare evidente è il rimando a un ambito militare.

Simile contesto è d’altro canto suggerito anche dal cocchio di cui si serve lo scriba Thoth […] per soddisfare le proprie voglie. Una connessione con tale ambito è suggerita inoltre la linea di scrittura ieratica tracciata al verso del papiro, correttamente segnalata da Omlin, ma alla quale è stata prestata scarsa attenzione negli studi successivi. Vi si legge: «Flabellifero alla destra del sovrano, scriba [del re] e generale». Omlin la interpreta come una sorta di «ex-libris» (meglio «ex-papyris»). L’omissione del nome è pienamente giustificabile dal carattere licenzioso del documento. La sequenza dei tre titoli, due dei quali sono riferibili all’esercito, risulta peraltro abbastanza rara e appannaggio di personaggi di rango molto elevato, rendendo probabilmente superflua ogni ulteriore indicazione sull’identità del proprietario.

In epoca ramesside le tre cariche furono ricoperte da alcuni principi e da un limitatissimo numero di funzionari non di stirpe reale. Restringendo la ricerca alla fine della XX dinastia, momento in cui si colloca la produzione del papiro, la sequenza di titoli si trova attribuita a tre personaggi: il Viceré di Kush Panehesy, il Sommo sacerdote di Amun e viceré di Kush Payankh e suo figlio e successore Herihor. Si tratta degli indiscussi protagonisti dei travagliati avvenimenti che caratterizzarono la storia dell’Egitto meridionale.

Il primo dei tre sembrerebbe il più probabile candidato a essere identificato come l’anonimo proprietario del Pornopapiro. Secondo le più recenti ricostruzioni storiche Panehesy, cui spettava il controllo della Bassa Nubia, fu chiamato da Ramesse XI (Inizio XI secolo a.C.) per sedare un tentativo di rivolta del clero di Amon a Tebe. Una menzione in un altro papiro afferma che, una volta ristabilito l’ordine, Panehesy si sarebbe recato nel nord dell’Egitto dove avrebbe distrutto l’insediamento di Hardai. Non è chiaro se questa città fosse alleata con il clero di Amon o con Ramesse XI. È interessante notare la corrispondenza tra la menzione testuale dell’attacco a Hardai e la figurazione dell’assedio alla città dei gatti sul Pornopapiro. Malgrado l’incertezza sulle vicende che lo riguardano, Panehesy fece alla fine ritorno in Nubia dove, nella località di Aniba, è stata anche localizzata la sua tomba.

Il nome di Panehesy ricorre in altri due documenti del ricco archivio di papiri torinesi: è citato come responsabile di una consegna di grano (pTorino, Cat. 1895) datata al XII anno di Ramesse XI ed è il destinatario della missiva (Torino, Cat. 1896) con un decreto reale, datata al XVII anno dello stesso sovrano.
Il fatto che questi documenti, come il Pornopapiro, siano entrati nel Museo Egizio di Torino con il lotto di antichità venduto dal Console Bernardino Drovetti rende assai probabile l’identificazione di Panehesy con l’anonimo «Flabellifero alla destra del sovrano, scriba del re e generale».

Qualora questa ipotesi risultasse confermarla ne deriverebbero importanti considerazioni sul cospicuo lotto di documenti conservati nella prestigiosa istituzione torinese. L’appartenenza del Pornopapiro a un personaggio di rango così importante spiegherebbe d’altronde l’elevata qualità artistica della figurazione e l’uso di un materiale scrittorio così costoso per la trattazione di un soggetto francamente triviale.

Al Pornopapiro di Torino sono state attribuite varie letture. Negli amplessi umani e negli animali umanizzati si è voluto vedere trasposizioni satiriche e buffonesche del mondo divino e della monarchia egizia. Il documento è stato anche sottoposto a interpretazioni dettate più da un’ottica contemporanea che da un’analisi critica e si è arrivati persino a considerarlo un documento protofemminista il cui scopo era quello di prendersi gioco del maschio.

Il Pornopapiro è però quello che è. Se si desiderano trovarne confronti nel mondo attuale, devono essere cercati nelle riviste per soli uomini, nei film o nei siti internet a luci rosse. Niente di più, niente di meno. La scelta di adottare la dicitura Pornopapiro intende proprio rendere chiaro questo concetto senza dare adito a fraintendimenti. Si tratta senza ombra di dubbio di un documento creato per compiacere maschi eterosessuali adulti vissuti millenni or sono e che mostra perciò luci e ombre della virilità. Le immagini che contiene, concepite per soddisfare la libido degli uomini attraverso l’osservazione, se a Champollion apparvero di un’oscenità mostruosa, anche negli antichi fruitori dovettero suscitare qualche imbarazzo. L’ignoto autore non si sarebbe altrimenti premurato di fare precedere le scene degli amplessi da quelle con gli animali umanizzati.

Malgrado il suo carattere triviale il Pornopapiro di Torino è stato però realizzato da un vero artista, dotato di una tale somma sensibilità che risulta percepibile anche a distanza di millenni ed è ancora maggiormente esaltata dal carattere mondano del soggetto. La violazione dei canoni e dei temi imposti dalla tradizione consentì anzi all’ignoto autore di esprimersi con maggiore forza e libertà. Insieme alla propria libido diede sfogo al proprio estro artistico scegliendo soluzioni compositive e figurative che precorrono di millenni certe forme artistiche contemporanee. Il Pornopapiro si rivela così magnifica testimonianza di come, quando si toccano temi universali come amore e desiderio, la distanza tra noi e i nostri antenati si riduce fino a quasi scomparire.

CINQUANTA SFUMATURE DI LAPISLAZZULI
Amore e desiderio nell'antico Egitto

1. Parole antiche per aneliti senza tempo
2. Egyptian gods do it better!
3. L'amore cosmico
4.1 L'antica bellezza
4.2 L'antica bellezza
5. il tempo delle tilapie in fiore
6.1 Un documento scottante: il Pornopapiro di Torino
6.2 Un intrattenimento musicale particolare
6.3. Il Pornopapiro e la storia di due fratelli
6.4. Piaceri voyeuristici e fumigazioni terapeutiche
6.5. Eterno femmineo e virilità effimera
6.6. L'omo e la panterona
6.7. Donne e «motori», binomio senza tempo
6.8. Parabola di un amante superdotato
6.9. C'era una volta in Egitto
6.10 Il trio degli animali caotici, i musicanti di Brema e la Cantina Band
6.11 Il valore storico e artistico del Pornopapiro di Torino

© Riproduzione riservata Scena con il trio di animali caotici tratta dal Pornopapiro di Torino (CG 55001). Elaborazione grafica di Francesco Tiradritti dalla copia di Mario Tosi pubblicata in J. Omlin, Der Papyrus 55001 und seine satirisch-erotischen Zeichnungen und Inschriften, Torino 1973, tav. XIII Particolare di scena di allevamento delle oche. Tomba di Nebamun, metà del XIV secolo a.C. (Londra, British Museum EA 37978). Fotografia di Francesco Tiradritti. Particolare di un frammento di intonaco dipinto dalla tomba di Iti a Gebelein (XXII-XXI secolo a.C.); Museo Egizio di Torino, Suppl. 14354-08. Dal sito internet del museo A sinistra, ingozzamento di un’oca sul Pornopapiro di Torino; particolare della tavola 2 di J. Omlin, Der Papyrus 55001 und seine satirisch-erotischen Zeichnungen und Inschriften, Torino 1973; a destra, ingozzamento di una iena dalla decorazione della tomba di Mereruka a Saqqara, XXIV-XXIII secolo a.C.; foto di Francesco Tiradritti Prigioniero legato e trascinato da un soldato egizio. Particolare della decorazione della Tomba di Horemheb a Saqqara (fine XIV-inizio XIII secolo a.C.). Fotografia di Francesco Tiradritti
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