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Archeologia

50 sfumature di lapislazzuli | 6.1

Amore e desiderio nell'antico Egitto. Un documento scottante: il Pornopapiro di Torino

Scena di amplesso tratta dal Pornopapiro di Torino (CG 55001). Particolare di J. Omlin, «Der Papyrus 55001 und seine satirisch-erotischen Zeichnungen und Inschriften», Torino 1973, tav. V

La ragazza è nuda, eccezion fatta per la parrucca, alcuni gioielli e una fascia sottile che le cinge i fianchi. Siede su un alto sgabello e con la mano sinistra sostiene le due gambe alzate. La destra è invece stretta intorno all’enorme fallo di un uomo dall’aspetto trascurato. È semicalvo e tiene le mani sollevate davanti al viso, incorniciato da una barba incolta e rivolto all’indietro. L’eloquente gesto dimostra l’intenzione di sottrarsi alle troppo premurose attenzioni della fanciulla che cerca di rassicurarlo:

«Non tremare! Addolcirò la tua fatica. Non avere paura! Cosa potrei farti? Il giorno è ormai finito, lavorante o guardiano! Bello è per te il mio sesso! Vienimi dietro secondo il tuo desiderio! Oh… Il tuo membro!»

e subito dopo:

«Che dilettante! Non accresci certo il mio buon nome. Mascalzone!!!».

Il paragrafo soprastante potrebbe sembrare la descrizione di una vignetta tratta dai fumetti pornografici che conobbero buona fortuna nell’Italia degli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso. Si riferisce invece a una scena vecchia di oltre tre millenni ed è tratta dal cosiddetto «Papiro satirico-erotico», conservato nel Museo Egizio di Torino (Cgt 55001). Il documento trae il proprio nome dal fatto che contiene una figurazione con animali ritratti mentre compiono azioni umane, considerata perciò «satiriche», e dodici vignette, nove delle quali riproducono amplessi di vario genere dalle quali è derivato l’appellativo «erotico». Tenendo però conto dell’esplicita chiarezza rappresentativa è più onesto sostituire questo secondo termine con il meno puritano «pornografico» e riferirsi al documento con il più appropriato termine di «Pornopapiro di Torino».

Quanto sia esplicita la figurazione risulta evidente dalla descrizione di Jean-François Champollion (1790-1832) cui si deve la prima menzione del papiro. Visto il suo stato estremamente frammentario il padre della moderna egittologia dovette più intuire che davvero vedere le immagini. Quanto osservato fu però sufficiente per fargliele definire di un’«oscenità mostruosa» in una lettera scritta al fratello Jacques-Joseph (1778-1867) da Torino il 6 novembre 1824. Che le scene di amplesso e quelle con gli animali umanizzati provenissero da un unico documento è una scoperta di poco successiva dell’egittologo svizzero-statunitense Gustave Seyffarth (1796-1885), che soggiornò nella capitale piemontese tra il 1825 e il 1827. A lui si deve anche l’attuale ricomposizione.

Quando Willem Pleyte (1836-1903) e Francesco Rossi (1827-1912) pubblicarono il primo volume dedicato al cospicuo patrimonio papiraceo del Museo Egizio di Torino il Pornopapiro era perciò già noto da alcuni. I due studiosi non ritennero comunque opportuno sottoporre le lubriche scene all’attenzione del lettore. Si trovarono perciò d’accordo nell’inserire soltanto una parte del documento dopo averne «rimosso i tratti scioccanti»: ovverosia gli enormi membri degli uomini e il pube della ragazza intenta a truccarsi. La censura dei due studiosi non fu però molto accurata e un enorme glande risulta ancora ben visibile nell’angolo in basso a sinistra della tavola da loro pubblicata.

Il carattere licenzioso ha reso il Pornopapiro di Torino un documento assai citato in egittologia. Per arrivare a una sua prima pubblicazione è stato però necessario attendere più di un secolo. Risale soltanto al 1973 la sua editio princeps a cura di un altro svizzero, il medico ed egittologo Joseph Omlin (1906-76). In tutto questo tempo, molti studiosi ne avevano comunque parlato nel tentativo soprattutto di conciliare il perbenismo imperante fino agli anni Sessanta del secolo scorso in Egittologia con le «mostruose oscenità». Le fin troppo esplicite immagini si trovavano infatti a cozzare con il quadro idilliaco della civiltà faraonica che si è sempre voluta caratterizzata da «gravità e saggezza» sin dall’epoca di Champollion. Niente sesso, siamo egizi, verrebbe da dire.

Un tale atteggiamento è bene riassunto dall’affermazione dell’egittologo belga Jean Capart secondo il quale «gli egizi vivevano per prepararsi a morire». Detta così, la frase appare un’assurdità. Tenendo però conto di quanto la conoscenza della civiltà faraonica sia basata su ritrovamenti effettuati in contesti funerari, lo appare meno. Gli egizi hanno comunque sempre dato l’impressione di un popolo votato a pensieri sublimi e distanti da quelli triviali così diffusi in ambito greco e soprattutto romano. Nel contesto di una tale lettura e allo scopo di giustificarle, le immagini pornografiche sono state di fatto interpretate come se avessero un carattere satirico alla stregua di quelle con gli animali umanizzati del papiro e perciò spesso considerate un’ironica critica del potere terreno o, addirittura, una visione buffonesca del mondo divino.

Il libro di Omlin è servito a smuovere le acque e a indirizzare la critica altrove. Inoltre, il femminismo militante e imperante negli anni della pubblicazione del volume ha visto il Pornopapiro trasformato in una sorta di sbeffeggiamento del maschio. Le parole dell’intraprendente ragazza riportate all’inizio di questo articolo sono spesso servite a sostegno di una tale interpretazione.

CINQUANTA SFUMATURE DI LAPISLAZZULI
Amore e desiderio nell'antico Egitto

1. Parole antiche per aneliti senza tempo
2. Egyptian gods do it better!
3. L'amore cosmico
4.1 L'antica bellezza
4.2 L'antica bellezza
5. il tempo delle tilapie in fiore
6.1 Il Pornopapiro di Torino
6.2 Un intrattenimento musicale particolare
6.3. Il Pornopapiro e la storia di due fratelli
6.4. Piaceri voyeuristici e fumigazioni terapeutiche

Francesco Tiradritti, edizione online, 5 febbraio 2021

©RIPRODUZIONE RISERVATA
  • Il particolare del Pornopapiro di Torino riprodotto nella Tavola CXLV di Pleyte e Rossi, Papyrus de Turin. Leida 1869
  • Copertina di J. Omlin, «Der Papyrus 55001 und seine satirisch-erotischen Zeichnungen und Inschriften», Torino 1973
  • Tavola ad acquarello dal frontespizio di Gustav Seyffarth, «Beiträge zur Kenntniss der Literatur, Kunst, Mythologie und Geschichte des alten Aegypten II», Lipsia 1833
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