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30.704 beni recuperati e abbandonati

A 4 anni dal sisma in Umbria, Marche e Abruzzo le Soprintendenze sono senza personale

Veduta di Arquata del Tronto. Foto: Stefano Miliani

A quattro anni dal 26 e dal 30 ottobre 2016, quando il terremoto si scatenò nell’Umbria meridionale, nelle Marche centro-meridionali e in parte dell’Abruzzo, ed ebbe iniziò uno stillicidio di scosse fino al 2017 inoltrato, sconcerta vedere come il processo di ricostruzione non sia iniziato. Pur tuttavia, stavolta qualcosa sembra muoversi. Anzitutto, diversi rappresentanti di enti e istituzioni iniziano a intravedere uno spiraglio nell’azione e nei metodi del quarto commissario dal 2016, Giovanni Legnini.

Poi, causa l’emergenza Covid-19, nell’estate 2020 Norcia, molti borghi marchigiani e altri centri del territorio hanno registrato un’impennata di turisti, tanto che in molti casi le strutture turistiche riaperte non sono state sufficienti ad accoglierli.

Se Castelluccio di Norcia è una rovina, al lato opposto dei Monti Sibillini paesi come Amandola hanno ripreso vita o musei piccoli come i Sistini nel Piceno hanno reagito con vitalità alla pandemia. Sono casi, forse sporadici, ma perché ignorarli? Mentre ammontano a 30.704 i beni culturali mobili recuperati in Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, le Soprintendenze nel cratere (non le sole peraltro) continuano a scarseggiare di storici dell’arte, architetti e via dicendo: così è difficile sorvegliare borghi martoriati e tutelare chiese isolate tra i monti.

Norcia: 300 chiese ancora inagibili
L’Archidiocesi di Spoleto e Norcia conta la bellezza di 300 chiese ancora inagibili. Nella sola Norcia basti citare Santa Maria Argentea, Sant’Antonio o Sant’Agostino, anche se per la Cattedrale di San Benedetto si sta elaborando un progetto al quale contribuirà l’Eni come fece per la Basilica di Collemaggio all’Aquila. Tuttavia l’arcivescovo Renato Boccardo adesso ha fiducia grazie alle ordinanze del commissario straordinario Giovanni Legnini che facilitano molto le procedure. Il Comitato Rinascita Norcia ha da poco denunciato molti problemi: tra i tanti, nella zona dell’epicentro nessuna delle circa 70 opere pubbliche è stata ricostruita; Comune, Soprintendenza umbra e Ufficio speciale della ricostruzione non hanno personale sufficiente; ristrutturazioni fuori dal cratere hanno avuto la precedenza creando un «sistema iniquo»; il turismo cresce mentre «alberghi e luoghi di accoglienza sono quasi tutti inagibili»

Camerino: la ripartenza prende il via da piazza Duomo
Pur se nel 2016 l’Università di Camerino riprese prestissimo l’attività, nel centro storico l’ateneo ha il rettorato a Palazzo Ducale e altre sedi: chiuse come tutto il centro. «Paghiamo lo scotto di un cambio continuo dei responsabili della ricostruzione, si rammarica il rettore Claudio Pettinari. Ogni commissario reimposta il modo di procedere: per l’edilizia pubblica questo ha comportato un ritardo consistente e la responsabilità è della politica che ha cambiato ben quattro commissari. L’attuale, Giovanni Legnini, sta però dando un nuovo impulso». Quanto al nucleo camerte, il rettore almeno ora vede una prospettiva: «Il Comune, l’Arcidiocesi e l’Università hanno identificato piazza Duomo come luogo di ripartenza in un progetto che riguarda il nostro Palazzo ducale, il Teatro e la Cattedrale. Certo, poi dovremo recuperare anche le altre nostre strutture, ma in due anni quel piano potrebbe essere emanato e in tre anni potremmo riavere il rettorato».

Castelsantangelo sul Nera: lavoro per chi rimane
Il borgo con le mura che salgono sul pendio e le sue stradine è devastato: non si entra. C’è un piano in corso di definizione affidato al gruppo Mate Engineering e il sindaco Mauro Falcucci lo illustra così: «Abbiamo perimetrato il territorio, sette frazioni e il capoluogo, pensando che dovrà avere attività compatibili e in grado di sostenere economicamente chi rimane, che altrimenti fa la bella statuina... L’aspetto socio-economico è fondamentale». Il primo cittadino avverte che il piano riprende «lo slogan dell’architetto Stefano Boeri, “non identico ma autentico”». Quindi? «L’aspetto architettonico non sarà stravolto, modificheremo un po’ l’urbanistica, per esempio con vie di fuga obbligate invece di avere strade anguste. Ci confrontiamo con i cittadini perché vogliamo una pianificazione condivisa. Però insisto: servirà un sostegno stabile e va recuperata l’economia della montagna, se no costruiamo una bella cattedrale nel deserto».

Arquata del Tronto: «Autentico, non identico»
Il paese incuneato tra monti e parchi nazionali è zona rossa, inaccessibile perché distrutto. Per la rinascita il Comune affida un piano sui criteri per ricostruire a un gruppo di società con il gruppo Mate Engineering come capofila. Tra altri vi lavora l’architetto Corrado Longa, dello studio di Stefano Boeri: «Il principio di fondo di Boeri è ricostruire in modo autentico, non identico». Vale a dire? «Ad Arquata il tessuto urbanistico può mantenere le stesse proporzioni e dimensioni attraverso un’architettura rivisitata che non sarà esattamente quella della tradizione, non possiamo costruire falsi storici. L’impianto e il disegno storico verranno riproposti in buona parte; l’elevato potrà subire modifiche affinché il paese abbia una sicurezza antisismica e vie di fuga prioritarie per gli abitanti, e possano accedervi i mezzi di soccorso creando vicoli sicuri. Inoltre porremo grande attenzione al paesaggio».

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020

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  • Veduta di Castelsantangelo sul Nera. Foto: Stefano Miliani
  • Palazzo Ducale e Università a Camerino. Foto: Università di Camerino
  • Santa Maria Argentea a Norcia. Foto: Stefano Miliani
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