100 visionari e 70 guastatori

Federico Florian |  | Gwangju (Corea del Sud)

Le biennali orientali sono diffuse, collettive e politiche

«Inseon Park» da «Root series 03» (2015). Courtesy Gwangju BiennaleUn’aura mistica e immaginifica pervade l’undicesima edizione della Biennale di Gwangju, aperta dal 2 settembre al 6 novembre, a cura di Maria Lind, direttore della Tensta Konsthall di Stoccolma. «The Eight Climate», titolo della rassegna, allude alla nozione di «ottavo clima» ideata negli anni Sessanta da Henri Corbin.

L’ottavo clima, a detta del filosofo francese, è «il luogo delle teofanie, delle epifanie divine che non volatilizzano né strappano l’anima alla sua propria visione, al contrario la fanno essere finalmente con se stessa e a casa sua». In altri termini, il mundus imaginalis della creazione, un mondo esterno a quello fisico eppure altrettanto reale.

Nella visione curatoriale di Lind, l’arte, territorio dell’immaginifico per eccellenza, si sposa alla perfezione con l’idea di tale visionaria ottava dimensione. Oltre cento gli artisti
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