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Arte e Imprese

100 Italian Architectural Conservation Stories

100 esperienze Made in Italy che rappresentano l’eccellenza italiana del restauro

100 Italian Architectural Conservation Stories

In Italia più che in altri Paesi la cultura della conservazione del patrimonio storico è alla base dell’identità nazionale e incrocia l’economia, i saperi, l’innovazione, il futuro. Ha origini nobili, secondo autorevoli esperti, nel lavoro di Raffaello Sanzio (quest’anno celebriamo cinquecento anni dalla sua morte) per il piano di ricostruzione grafica della Roma antica, commissionatogli da Papa Leone X.
Grazie ad un’esperienza centenaria di interventi su un patrimonio storico estremamente ampio ed eterogeneo, questa cultura è evoluta trovando un approccio che, tenendo insieme innovative tecniche d’intervento e la capacità di lettura storico critica del costruito, ha permesso ai nostri restauri non solo di conservare i beni, ma anche di facilitarne la loro lettura nel loro contesto, nella loro storia e nella loro relazione con tutto ciò che li circonda.
Per questa straordinaria sensibilità i nostri restauri sono apprezzati e premiati in tutto il mondo. Non è un caso se anche nel 2020 il più prestigioso riconoscimento europeo, l’European Heritage Award, ha premiato un’esperienza italiana. Parliamo dell’intervento sulla Basilica di Santa Maria di Collemaggio distrutta durante il terremoto de L’Aquila. Un cantiere il cui valore risiede nelle tecnologie innovative impiegate e nell’aver tenuta aperta e in sicurezza per tutta la durata dei lavori la fruizione della Basilica. Rimangono a testimonianza le tante foto di matrimoni o della Perdonanza celebrate nella basilica puntellata. Un cantiere che nonostante le sue complessità è durato solo due anni (dal gennaio 2016 sino a dicembre 2017), grazie al coordinamento della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio de L’Aquila e il cratere, allora condotta da Alessandra Vittorini, con la collaborazione di molte università (Politecnico di Milano, La Sapienza di Roma e l’Università de L’Aquila) insieme a geologi e ingegneri dell’Eni che ha sostenuto i costi del restauro.

Al racconto di questa filiera tutta made in Italy, di cui spesso si conoscono i beni oggetto di restauro e meno i suoi artefici e protagonisti, Fassa Bortolo e Symbola Fondazione per le qualità italiane hanno dedicato il rapporto 100 italian architectural conservation stories.
Cento esperienze, quelle descritte nel documento, che oltre a dare lustro internazionale al nostro Paese, sono chiamate oggi a dare un contributo importante alla ricostruzione del più grande cantiere di restauro del mondo: quello dei crateri dei terremoti che hanno colpito il centro Italia. Un’occasione unica per mettere a sistema una filiera made in Italy fatta di conoscenze, tecnologie e materiali sviluppati dal mondo dell’impresa e da quello della ricerca e dell’Università.
Filiera che si rivolge ad un mercato già oggi consistente: basti considerare che nel 2019 il mercato del restauro in Italia ha superato il valore di 638 milioni di euro, stando all’analisi effettuata dal CRESME, riferita ai soli valori dei bandi pubblicati.
Il rapporto restituisce una foto d’insieme di tutto il settore e delle competenze teoriche, tecnologiche e manifatturiere. Particolarmente ricco il segmento legato allo sviluppo di materiali e tecnologie innovative per la messa in sicurezza dell’edilizia storica. Ambito di particolare rilievo per un Paese come l’Italia, sismico quasi nella sua interezza. Una competenza sviluppatasi attorno alla metà degli anni ’80, quando molte imprese iniziarono a industrializzare sistemi studiati nelle università permettendo così la diffusione di tecniche di consolidamento e d’irrigidimento degli impalcati, delle strutture orizzontali in legno, delle strutture verticali in muratura. Le prime applicazioni al mondo di materiali compositi per il rinforzo strutturale nel campo del recupero e restauro architettonico sono state realizzate in quegli anni proprio in Italia.
Diamo spazio alle tante realtà che stanno sperimentando materiali e tecnologie per rendere più efficienti gli interventi di recupero, nonostante gli edifici in muratura non possano raggiungere le stesse performance delle costruzioni realizzate con materiali più moderni. È italiano il primo protocollo al mondo che certifica la sostenibilità nel recupero dell’edilizia storica e il primo edificio al mondo ad essere certificato: le ex scuderie del Monastero benedettino della Rocca di Sant'Apollinare nei pressi di Spina (PG). Pratiche virtuose, che per la parte privata, possono oggi, a seguito della conversione in legge del Decreto Rilancio, essere moltiplicate grazie ai Superbonus 110%.

Ampio spazio nel rapporto viene dato poi agli istituti di ricerca e formazione. Parliamo di istituti di indiscussa rilevanza internazionale, dall’Opificio delle pietre dure di Firenze all’Istituto Centrale del Restauro di Roma. A questi istituti si sono aggiunti nel tempo numerosi importanti dipartimenti e facoltà di architettura, a partire dall’Università “La Sapienza” di Roma che nel 1919 fondò la prima Facoltà di Architettura al mondo ad avere un insegnamento accademico legato all’ambito del restauro dei monumenti, mettendo insieme discipline legate all’ingegneria, alle belle arti e agli studi umanistici. Ed è proprio per queste specificità che l’ICCROM - Centro internazionale di studi per la conservazione ed il restauro dei beni culturali [1] , emanazione dell’Unesco, ha istituito la sua sede in Italia, a Roma nel 1959.

Di questa filiera fanno parte anche alcuni autorevoli soggetti istituzionali e privati che hanno come mission quella di promuovere le nostre pratiche di eccellenza nel mondo. Da un lato c’è l’impegno dell’AICS - Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo che, in collaborazione all’Istituto Centrale del Restauro, ha portato alla nascita e alla crescita nel mondo di centri di ricerca e formazione su modello di quello italiano: dalla Siria all’Egitto, fino, più di recente, in Bolivia. In parallelo, anche l’impegno di Assorestauro, associazione di categoria che dal 2005 rappresenta tutto il settore della conservazione del patrimonio materiale in Italia, incaricata dall’APT Europe, chapter europeo dell’Association for Preservation Technology (la corrispettiva associazione statunitense), di sviluppare la propria sezione europea.

Un’azione che accanto alla partecipazione alle principali fiere di settore, ha visto il moltiplicarsi all’estero di cantieri pilota per facilitare collaborazioni tra professionalità italiane e locali e favorito la nascita di importanti scuole di restauro.
Le 100 storie di imprese, università, centri di ricerca e associazioni – che leggerete di seguito e che rappresentano l’eccellenza italiana del restauro – ci dicono, insomma, che l’Italia è già in campo nell’edilizia del futuro. Non solo. La filiera raccontata da Fondazione Symbola e Fassa Bortolo ci dice che il nostro Paese ha le energie per superare la crisi: l’energia, dimostrata da tutte queste realtà, dalle donne e dagli uomini che le guidano, è il migliore viatico per costruire insieme – come afferma il Manifesto di Assisi – un’economia e una società più a misura d’uomo e per questo più capace di guardare al futuro.

Paolo Fassa (Presidente Fassa Bortolo) ed Ermete Realacci (Presidente Fondazione Symbola), edizione online, 7 dicembre 2020

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