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«Vogliamo qualcosa che resti»

VEDERE NELLE MARCHE | Parla l'assessore di Ancona Paolo Marasca, che ha candidato la sua città a Capitale della Cultura

La Mole Vanvitelliana ad Ancona

Crescono le istituzioni culturali, la rete dei Musei della città (Mira), il Teatro, la Mole e i festival. La città di Ancona, candidata a Capitale Italiana della Cultura per il 2022, ha dato prova negli ultimi sette anni di una grande capacità di sviluppo attraverso la cultura. Ne parla l’assessore alla cultura del Comune di Ancona al secondo mandato Paolo Marasca (1967), convinto della sostenibilità economica dell’azione culturale: «Vogliamo qualcosa che resti».

Assessore Paolo Marasca, perché avete candidato Ancona a Capitale Italiana della Cultura 2022?
Facciamo cultura continuamente e quello che facciamo è coerente con il bando del Ministero. Ancona è una città d’innovazione ed esplorazione che negli ultimi anni ha coinvolto decine di giovani nella produzione e programmazione culturale, sostenendo concretamente il concetto di cultura come leva per la trasformazione sociale. Non siamo una delle note città di cultura italiane, anche se abbiamo un patrimonio stupefacente. Però siamo una città che agisce attraverso la cultura, che la assume come forma di traduzione della realtà e di relazione con l’altro. La candidatura è un veicolo di cambiamento e di crescita sociale e civile, non una consacrazione per meriti acquisiti. Alla candidatura aderiscono università marchigiane e altri centri importanti come Senigallia, Fermo, Macerata, centri studi nazionali, imprese private e associazioni, federazioni internazionali come il Forum delle città adriatiche. Con noi ci sono personaggi del territorio e non solo: Massimo Recalcati, Mauro Ermanno Giovanardi, Emidio Clementi, Manuel Agnelli, Lucia Mascino, Federico Leoni e molti altri.

Avete rimodulato il calendario culturale dei prossimi mesi?
Abbiamo un calendario estivo con i festival del territorio e tanti operatori, tecnici e artisti al lavoro (all’aperto e in streaming). Produrremo spettacoli e mostre. La Mole Vanvitelliana sarà trasformata in un grande spazio aperto ancora più accogliente e solidale e in piccolo faremo lo stesso per i musei. Proseguiremo con i due festival d’eccellenza, La mia generazione e KUM!, ripensati per questo periodo, ridisegnati con grande senso di comunità. La nostra risposta è capillare, precisa e speriamo puntuale. Abbiamo dovuto rivedere tutto e tutto è diventato migliore.

I suoi progetti a lungo termine?
La comunità è cresciuta molto. Questo rende il lavoro più impegnativo, per fortuna. Stiamo ristrutturando un edificio storico del centro cittadino per rinnovare gli spazi della nostra Biblioteca. Abbiamo iniziato un percorso molto stimolante con La Mole, che ha portato a una legge regionale e che soprattutto ha attirato tanti giovani pieni di voglia di fare: andremo avanti con sempre maggiore convinzione creando spazi per loro, luoghi in cui possano produrre cultura e mettersi in gioco direttamente, senza mediazioni, in un monumento straordinario di 18mila metri quadrati al chiuso. Tutto avrà una valenza sociale determinante. Questo è l’obiettivo della cultura e lo è ancor di più alla luce della pandemia. La cultura deve tornare a essere realmente strategica, capace di significare ciò che ci accade, di renderci migliori. Continueremo a crescere secondo questi principi (a cui le persone rispondono).

Come vanno i rapporti di Ancona con il territorio regionale?
Ancona si è conquistata credibilità giorno dopo giorno mettendosi al servizio del territorio, senza fare la voce grossa né aprendo code di pavone. Ci siamo messi al servizio della regione in occasione del terremoto, concedendo immediatamente e senza esitazioni uno spazio della Mole per ospitare le opere ferite dal sisma; lo abbiamo fatto allacciando rapporti proficui e concreti con altri Comuni su specifici progetti e lo facciamo con la candidatura a Capitale Italiana della Cultura.

Qual è il suo bilancio dopo sette anni da assessore alla cultura?
Penso alle cose che ancora non siamo riusciti a fare. Sono tante, aspetto con ansia i prossimi tre anni. Il bilancio, però, mi sembra positivo. Mi guardo attorno e vedo decine di persone in più, piene di desiderio, al lavoro sui progetti culturali.

Tra le varie iniziative che animano Ancona nei prossimi mesi si segnala la mostra «Letizia Battaglia. Storie di strada», nella Mole Vanvitelliana dal 27 luglio al 15 gennaio. Curata da Francesca Alfano Miglietti, ricostruisce il percorso della celebre fotografa palermitana (1935), impegnata in diverse battaglie civili, nota per il valore civico ed etico delle sue immagini.

Mariella Rossi, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020


  • L'assessore alla Cultura del Comune di Ancona Paolo Marasca
  • L'Arco Clementino ad Ancona. © Zitti

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