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Musei

«Un sistema museale inclusivo, accessibile e connesso»

Obiettivo del Polo Museale della Basilicata è uniformare le azioni dei suoi 11 musei, attraverso programmi e lavori che ne migliorino l’accessibilità

Veduta dell'area archeologica di Venosa (Pz)

Matera. «Il Polo Museale della Basilicata si sta trasformando in un sistema museale inclusivo, accessibile e connesso, per offrire al visitatore un’esperienza gratificante» spiega la direttrice Marta Ragozzino. Per Matera 2019 il Polo ha coprodotto le quattro «Grandi Mostre» ospitate a Palazzo Lanfranchi e al Museo Ridola a Matera e al Museo Nazionale Archeologico di Metaponto (alle mostre è dedicato parte dello «Speciale Matera Capitale Europea della Cultura 2019» nelle pagine seguenti) e per tutto il 2019 offre l’accesso gratuito a tutti i suoi musei il 19 di ogni mese.

Obiettivo del Polo è uniformare le azioni dei suoi undici musei (sei tra Matera e provincia, cinque tra Potenza e provincia), attraverso un programma coordinato e lavori infrastrutturali che ne migliorino l’accessibilità. A Matera c’è Palazzo Lanfranchi, che fino al 15 settembre ospita la mostra «Rinascimento visto da Sud. Matera, l’Italia meridionale e il Mediterraneo tra ’400 e ’500».

Nella collezione permanente figurano, tra gli altri, dipinti murali provenienti dalle chiese rupestri di Matera e della Murgia, la Collezione Camillo d’Errico e un’ampia raccolta di opere di Carlo Levi di cui fa parte il grande pannello «Lucania ’61». A pochi passi da Palazzo Lanfranchi si trova il Museo Domenico Ridola, il più antico della Basilicata. Istituito nel 1911 e da poco riallestito, custodisce reperti dall’età preistorica al III secolo a.C., tra cui le testimonianze rinvenute nelle grotte più antiche dei Sassi come quella «dei Pipistrelli».

Nella provincia, il Museo Archeologico Nazionale di Metaponto e il Museo Archeologico Nazionale della Siritide, con i rispettivi parchi archeologici, conservano manufatti del periodo magnogreco come i vasi dipinti dal Pittore di Pisticci. Sempre a Metaponto ci sono le «Tavole Palatine», testimonianza di un tempio dorico dedicato ad Hera dove Pitagora (che a Metaponto morì) ebbe un importante seguito. Agli undici musei si aggiungono le due sedi a uso espositivo della Chiesa del Cristo flagellato-Ex Ospedale di San Rocco a Matera e del Palazzo Ducale a Tricarico, la Biblioteca Nazionale di Potenza e l’Area archeologica di Vaglio.

A Potenza spicca invece il Museo Nazionale della Basilicata Dino Adamesteanu, che ricostruisce il complesso e variegato panorama dei siti della Basilicata in oltre 2mila metri quadrati di esposizione suddivisi in sezioni storico-geografiche: dalla fase antecedente alla colonizzazione greca alla conquista dei Romani. Tra i reperti più interessanti una sepoltura femminile enotria del VII secolo a.C., nelle stesse condizioni in cui è stata ritrovata.

Nella provincia, oltre alla terrazza sul mare di Palazzo De Lieto a Maratea, sede della futura Pinacoteca Angelo Brando (Maratea, 1878- Napoli, 1955), vi è il Museo Archeologico Nazionale «Massimo Pallottino» a Melfi, con sede nel castello fatto costruire da Guglielmo d’Altavilla nel XI secolo, poi ampliato da Federico II. Nelle sue sale numerosi reperti illustrano la storia dell’area dall’epoca arcaica (VII secolo a.C.) al periodo romano del III secolo a.C. Federiciano è anche il Castello di Lagopesole, non troppo distante, edificato ed eletto come residenza per l’otium estivo da Federico II nel 1242, poi terminato dagli Angioini. Nel salone occidentale del piano superiore vari capitelli documentano la presenza delle grandi fabbriche avviate da Federico II nel Sud Italia, che hanno posto le basi della scultura gotica italiana.

Nel Museo Archeologico Nazionale di Muro Lucano è allestito un percorso con reperti provenienti dagli insediamenti preromani, in particolare dal sito di Baragiano, dov’è stata ritrovata un’importante necropoli arcaica appartenente alla stirpe dei Peuketiantes, e con manufatti successivi al processo di romanizzazione come, per esempio, i pavimenti in mosaico ritrovati nelle quattro ville del territorio.

Testimonianze importanti del periodo romano sono anche conservate nei musei e nelle aree archeologiche del Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri di Grumentum, nota come la piccola Pompei di Basilicata, e del Museo Archeologico Nazionale di Venosa, ubicato nel castello cittadino edificato da Pirro del Balzo nel 1470. Nelle sue sale reperti preistorici, dell’età arcaica e di quella romana completano la leggibilità dell’area archeologica, confinante con il complesso monumentale dell’Incompiuta e dell’Abbazia della Trinità, a testimonianza della stratificazione storica e architettonica del luogo.

Fiorella Fiore, da Il Giornale dell'Arte numero 399 Vedere in Puglia e Ba, agosto 2019


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