È un buon momento per vendere arte?

Dalla Marilyn di Warhol proposta da Christie’s a 200 milioni alla seconda vendita della collezione Macklowe da Sotheby’s, le aste di maggio a New York saranno più grandi che mai, contro ogni aspettativa

«Shot Sage Blue Marilyn» (1964) di Andy Warhol (stima 200-300 milioni di dollari) Cortesia di Christie’s Images Limited 2022
Georgina Adam |  | New York

Sembra osceno scrivere delle aste che si terranno a maggio a New York mentre gli orrori dell’invasione russa dell’Ucraina dominano le prime pagine dei giornali. Eppure il mercato dell’arte va avanti, accumulando prezzi sempre più alti, e apparentemente insensibile alla crudele distruzione di un Paese sovrano da parte di Putin, accompagnata da stupri, omicidi e saccheggi. I committenti, tuttavia, sembrano pensare che questo sia un buon momento per vendere. Il loro ottimismo è rafforzato dai risultati brillanti delle aste di novembre e dai risultati del rapporto annuale Art Basel/Ubs, che mostra che il mercato globale è rimbalzato ai livelli prepandemia. Particolarmente forte è stato il settore delle aste, e la fascia alta del mercato.

Così a maggio assisteremo ancora a un altro sfoggio d’arte nei settori impressionista, moderno e del dopoguerra. La festa include «Shot Sage Blue Marilyn» (1964) di Andy Warhol con aspettative di 200 milioni di dollari: è solo una delle circa 100 opere che saranno vendute da Christie’s il 9 maggio e provenienti dalla collezione di Doris e Thomas Ammann, che dovrebbe essere la più grande raccolta offerta dalla casa d’aste dopo Rockefeller nel 2018. Nel frattempo, da Sotheby’s il 16 maggio, la seconda parte della vendita della collezione Macklowe punta a superare i 200 milioni. Poi ci sono 12 eccellenti opere impressioniste e moderne dalla proprietà della filantropa texana Anne Bass da Christie’s il 12 maggio, con l’obiettivo di 250 milioni di dollari, e una veduta colorata e screziata del Canal Grande di Venezia di Monet da Sotheby’s il 17 maggio (stimata 50 milioni).

Il mercato può assorbire tutto? La risposta è certamente sì; queste sono opere altamente desiderabili e mentre l’arte moderna e contemporanea è dominante, la vendita della collezione Cox da Christie’s lo scorso novembre ha dimostrato che c’è ancora un’enorme richiesta anche per i migliori impressionisti.
Nella fascia alta del mercato l’arte è diventata una riserva di valore affidabile in tempi instabili; inoltre, mentre incombe lo spettro dell’inflazione, l’arte è percepita come un porto sicuro per gli acquirenti. E in giro c’è molta liquidità. L’anno scorso il numero di miliardari è aumentato di 660 unità, raggiungendo i 2.657 secondo Forbes, e un numero da far venire l’acquolina in bocca è di nuovo conio: 493 di loro. Inoltre la pandemia ha frenato la spesa dei più ricchi, il che significa che hanno ancora più soldi da spendere.

Un aspetto interessante è che la «Marilyn», con la stima di prevendita più alta della storia, fa parte di una serie di cinque, ciascuna in un colore diverso. Chi lo acquista entra a far parte di un club esclusivo di soli quattro altri proprietari: Peter Brant, Philip Niarchos, Kenneth Griffin e Steve Cohen. C’è stato un tempo in cui l’unicità era apprezzata, ma non nel mercato dell’arte di oggi: il fatto che altri collezionisti o musei posseggano esemplari è un vantaggio decisivo. E per quanto riguarda i trofei, non c’è niente di meglio di così: è un «tipico» Warhol, è un ritratto dell’icona del cinema per eccellenza ed è una potentissima presenza su qualsiasi muro. Se poi sarà appeso o imballato in un porto franco, è un’altra questione.

Un altro segnale di fiducia è che, a parte la seconda tranche Macklowe, per il momento non ci sono molte garanzie. Finora sono state coperte da garanzia solo due opere della collezione Bass: i due Rothko rossi, uno che punta a 60-80 milioni e l’altro a 45-65 milioni. È improbabile che «Marilyn» ne voglia uno, e fortunatamente il ricavato della vendita andrà in beneficenza. Sarebbe bello se, a maggio, qualche altro venditore decidesse di donare almeno parte dei suoi guadagni anche a enti di beneficenza ucraini.

© Riproduzione riservata Thomas Ammann davanti al «Ritratto di Joseph Roulin» (1889) di Vincent van Gogh  Foto David Seidner 1989 © 2022 Thomas and Doris Ammann Foundation, Zu Doris Ammann nel Pestana Palace di Lisbona nel 2018  © 2022 Thomas and Doris Ammann Foundation, Zurich
Altri articoli di Georgina Adam