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Archeologia

«Troia zero»

Individuato lo strato più antico della città conquistata dagli Achei: era nata già nel 3500 a.C.

Scavi nel sito archeologico di Troia in Turchia

Troia (Turchia). L’apertura del nuovo museo archeologico l'anno scorso in ottobre, proprio a fianco del sito, ha dato ulteriore impulso alle attività di scavo e di ricerca, guidate dal professor Rustem Aslan dell’Università «18 marzo» di Canakkale.

La campagna del 2019, in varie zone della grande collina artificiale di Hisarlik identificata per primo da Heinrich Schliemann nel 1873, ha portato a due importanti scoperte: la prima, l’individuazione di un nuovo strato archeologico che retrodata le origini della città; la seconda, un tempio utilizzato in epoca ellenistica e romana.

Il sito archeologico di Troia è formato da 10 insediamenti sovrapposti, da Troia I a Troia X: costruiti uno sopra l’altro dopo ripetute distruzioni, provocate da eventi naturali come terremoti o incendi, o dalla guerra cantata da Omero. Il periodo di attività umana era stimato fino a oggi tra circa il 3000 a.C. dell’età del Bronzo e il Trecento bizantino.

Gli archeologi, seguendo le intuizioni del precedente direttore tedesco degli scavi Manfred Korfmann davanti all’ingresso di Troia II (dal 1988 al 2005), hanno per l’appunto aggiunto uno strato più antico di 500-600 anni rispetto al primo, ribattezzato Troia O.

La città conquistata dagli Achei è nata quindi già nel 3500 a.C. Gli elementi che hanno portato a sciogliere la riserva su quest’ipotesi iniziale, ha spiegato il professor Aslan, sono essenzialmente «resti di fuochi, frammenti di ceramica, porzioni di travi in legno, tracce di altri elementi architettonici sempre in legno».

Sempre quest’anno, sono stati localizzati resti di scale per l’ingresso nella cittadella fortificata di Troia I e per l’appunto, in uno strato più superficiale nella zona meridionale della collina, le fondamenta di un altro tempio di età ellenistica attivo anche successivamente, di cui solo scoperte e analisi potranno stabilire dedica e vicende. L’allestimento del vicino museo dovrà in ogni caso essere aggiornato, per dar conto di questi secoli di storia in più.

Giuseppe Mancini, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019


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