«The Coming World» al Garage di Mosca

È una delle maggiori esposizioni di sempre sul tema della crisi ambientale

Hayden Fowler, neozelandese di nascita (nella foto, durante la sua performance «Together Again», nel 2017 a Sydney Contemporary), trascorrerà 10 giorni durante la mostra al Garage in una gabbia con una volpe e utilizzerà la realtà virtuale per riportarla alla vita selvatica, almeno digitalmente. Foto di Joy Lai
Federico Florian |  | Mosca

«Così come la natura non viene più intesa come una sfera pura e separata dall’attività umana, l’autonomia dell’arte è ancor più indifendibile se messa a confronto con la catastrofe ecologica». Parole di T.J. Demos, fondatore del Center for Creative Ecology di Santa Cruz e autore di Art After Nature (2012). In un’epoca infestata dallo spettro del disastro ambientale, qual è il ruolo dell’arte? E in che modo gli artisti possono contribuire a destare le coscienze di un’umanità il cui ecosistema naturale è sul punto del tracollo biologico?

A tali quesiti vuole rispondere «The Coming World: Ecology as the New Politics 2030-2100», ambiziosa mostra collettiva organizzata dal Garage di Mosca (dal 28 giugno all’1 dicembre) e curata da Snejana Krasteva ed Ekaterina Lazareva. 2030 e 2100, due date simboliche nella cronologia dell’Antropocene: la prima corrisponde all’anno in cui le risorse
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