«Terremoto: ricostruire “com’era dov’era” non sia un dogma»

Stefano Podestà, ingegnere che lavora nelle chiese terremotate a Norcia, Campi e Amatrice, ritiene sbagliato fossilizzarsi su una parola d’ordine

Santa Maria Argentea a Norcia
Stefano Miliani |

Norcia (Perugia) e Amatrice (Rieti). Ricostruire chiese e gli altri edifici storici terremotati seguendo alla lettera la formula «com’era dov’era»? Dove possibile, ma non deve essere un dogma, asserisce l’ingegnere Stefano Podestà: docente all’Università di Genova, dal sisma in Centro Italia del 2016 è uno dei tecnici incaricati dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo e lavora a Norcia, nella frazione di Campi di Norcia per la chiesa di San Salvatore in Campi e ad Amatrice. Podestà è uno di quei tecnici che si sporcano le scarpe tra le macerie, indossano il casco, in mezzo ai restauratori e i vigili del fuoco. E a chi lamenta (a ragione) ritardi nel recupero delle case rispetto ai monumenti risponde: restaurare edifici simbolo è il passo preliminare per restituire la vita a un borgo altrimenti svuotato e spesso è il passaggio che consente di rientrare nelle
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© Riproduzione riservata La Chiesa di Santa Maria delle Grazie ad Amatrice dopo il terremoto La Torre Civica di Norcia La Torre Civica di Norcia La Chiesa di San Francesco a Norcia La Chiesa di Santa Maria delle Grazie ad Amatrice dopo il terremoto La Chiesa di San Francesco a Norcia La Chiesa di Santa Maria delle Grazie ad Amatrice dopo il terremoto L'ingegner Stefano Podestà
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