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Musei

È tempo di semplificare i prestiti delle opere

Quattro mesi per l’autorizzazione dei beni di Stato sono incompatibili con la prospettiva di rilancio del turismo attraverso i progetti culturali

Uno scorcio della mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale

È partito il conto alla rovescia per la riapertura di mostre e musei. Intanto, durante la lunga fase di temporanea impossibilità, pare siano sorte riflessioni e progetti destinati a sopravvivere anche alla scomparsa del virus. L’auspicio di molti è che l’arte possa essere il volano per la ripartenza anche del turismo culturale in Italia.

I musei hanno, secondo gli esperti, «un rischio integrato basso», e solo la mostra di Leonardo al Louvre ha creato assembramenti sociali degni di una rockstar. Assembramenti che avrebbero, comunque, potuto essere evitati prolungando orari di apertura e durata dell’esposizione e limitando la vendita dei biglietti per fascia oraria.

Mentre gli economisti si preparano a elaborare un piano per la ripartenza e il presidente Conte annuncia la campagna «Viaggio in Italia» strizzando l’occhio a Goethe (e forse anche alla Germania), quello che oggi si chiede agli operatori del diritto non è solo di regolare sicurezza e prevenzione, ma anche strumenti di semplificazione.

Le opere d’arte non si ammalano di Covid-19 e se le persone avranno ancora per un po’ delle limitazioni negli spostamenti, le opere (che anche in questo momento non hanno avuto limiti legali nella circolazione nazionale e internazionale), dovrebbero potersi muovere con maggiore facilità e minore burocrazia.

Anche se la certezza di poter finalmente vedere Raffaello alle Scuderie del Quirinale ci rallegra e ci porterà a Roma (e a Milano per rivedere Georges de La Tour a Palazzo Reale), se l’arte deve sostenere la ripartenza non basterà prorogare i calendari espositivi delle mostre già in corso: i programmi espositivi dovranno essere nuovi, ricchi e irrinunciabili.

Ma il prestito di beni culturali, pubblici o privati, per mostre ed esposizioni deve essere autorizzato dal Ministero ai sensi dell’art. 48 del Codice dei Beni culturali. E mai come ora i quattro mesi di tempo per l’autorizzazione al prestito dei beni di Stato o sottoposti alla sua tutela prescritti dal comma 2 paiono un lasso di tempo interminabile, incompatibile con la prospettiva di rilancio del turismo attraverso i progetti culturali.

Di questo e di semplificazioni delle procedure doganali intende occuparsi anche la neocostituita Commissione Arte e Cultura di Assologistica. Forse è anche venuto il tempo di dotare ogni opera della tanto discussa cartella clinica digitale che già nel 1998, su incarico del Ministero dei Beni culturali, aveva visto la realizzazione per la prima volta di un prototipo per la «Dama con l’Unicorno» di Raffaello della Galleria Borghese a Roma: scheda che renderebbe certamente più snelle e trasparenti le indagini circa l’adozione delle misure necessarie per garantire l’integrità, di cui all’art. 48, comma 3 del Codice dei Beni culturali.

La vecchia Garanzia di Stato sui prestiti (prevista dal comma 5 dell’art. 48) oggi non pare più soddisfare le richieste dei prestatori, che già hanno chiesto l’integrazione delle polizze con la clausola di «disaster recovery», e degli sponsor, che probabilmente dall’esperienza Covid-19 in poi chiederanno una clausola che garantisca anche l’«interruzione di business», spiega Massimo Maggio, Head of Fine Art di P. L. Ferrari & Co.

Gloria Gatti, da Il Giornale dell'Arte numero 408, maggio 2020



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