«So’ ragazzi»

Gli atteggiamenti snob ed elitari tipici del mondo dell'arte italiano stanno svanendo tra le nuove generazioni. O forse no.

Nicolas Ballario |

A Roma, quando qualcuno la spara grossa, dicono «levateje er vino». Nel mondo dell’arte invece starebbe bene un «levateje i social». Il mondo dell’arte contemporanea non è più quello di dieci anni fa, non è più quel sistema elitario e distante dal mondo e anzi gli artisti e i musei si sono aperti, cavalcando una comunicazione che finalmente avvicina e non respinge. Purtroppo però ci sono ancora alcune sacche di narcisismo estremo, di curatori e artisti che si credono Dio sceso in terra e che rischiano, così, di compromettere il lavoro di tanti.

Un paio di settimane fa mi è capitato di vedere una bellissima mostra in Toscana in un centro d’arte contemporanea magistralmente condotto da una direttrice (che chiameremo X) che lo ha fatto diventare un polo importante e vivo. Quella mostra mi ha stregato, è dedicata a una grande artista scomparsa troppo presto e la curatela l’hanno firmata in due, anzi in tre: un curatore noto, audace e intelligente (che chiameremo Y) insieme a (così si firmano) un «duo curatoriale» (che chiameremo Z). Ora vi spiego perché non dico i nomi.

Qualche settimana fa ho deciso di ospitare nella trasmissione sull’arte contemporanea che conduco il sabato alle 13.20 su Radio Rai 1 la direttrice X e il curatore Y, senza invitare il duo Z perché non c’era tempo per far parlare tutti. Poi in un post su Instagram per invitare tutti ad andare alla mostra, ho fatto oggettivamente un errore: ho taggato il curatore Y e mi sono scordato del duo Z.

Questi mi scrivono perentori che non taggandoli stavo compiendo una «omissione che rappresenta la violazione di un loro inalienabile diritto» e altre cose così. Quando gli ho detto che avrei reso pubbliche le loro rimostranze, mi hanno risposto di stare attento perché avrei compiuto «un reato penale». Per questo non posso fare i nomi: sono troppo capriccioso per finire in galera.

Ecco, queste sono le cose che fanno male, malissimo al mondo del contemporaneo. Una persona normale mi avrebbe scritto «Hey Nic, ti sei scordato di noi? Ci aggiungi?» e io mi sarei scusato e avrei rimediato. Il duo Z invece è abituato evidentemente a dare ordini. Levateje i social! Levateje l’ego! Purtroppo non sempre l’intuito critico coincide con la capacità di comunicare e queste persone dovrebbero lasciar fare a chi i social li sa governare e magari all’ufficio stampa (nel caso di quel museo uno dei migliori).

Se continuiamo a sentirci l’aristocrazia culturale del Paese perché ci occupiamo d’arte, terremo lontane le persone e rovineremo il lavoro degli artisti. Ma sapete perché sono particolarmente dispiaciuto? Perché io continuo a dire a tutti che è una questione generazionale, che ora che le nuove leve stanno occupando posizioni importanti, quegli atteggiamenti snob ed elitari dei più vecchi stanno morendo. E invece, caspita, non è così! Il duo Z non è affatto anziano. Sempre per usare il gergo romanesco: «So’ ragazzi».

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