«N» era milanese

Carlo Orsi nella sua galleria rilegge la figura di Napoleone e l’influenza che esercitò sulla città

Giuseppe Diotti, «Ritratto di Napoleone Imperatore e Re d'Italia», 1810 (particolare)
Ada Masoero |  | Milano

Con «Napoleone e Milano. Tra realtà e mito - L’immagine di Napoleone da liberatore a imperatore», Carlo Orsi nella sua galleria, dal 27 maggio al 25 giugno, rilegge la figura del sovrano e l’influenza che esercitò sulla città, che intese trasformare in una grande capitale europea e nel cui Duomo, nel maggio 1805, volle essere incoronato re d’Italia.

Fra gli artisti attivi a Milano, lui che era un appassionato d’arte, chiese d’incontrare Andrea Appiani, facendone l’interprete della sua immagine pubblica. In mostra Appiani è presente con il «Ritratto di Alessandro Trivulzio ministro della Guerra», 1802-04, mentre è del suo rivale Giuseppe Bossi il pensoso «Ritratto di Napoleone Bonaparte», 1805. Suo anche il «Ritratto di Napoleone appoggiato al globo», mentre a Lorenzo Bartolini si deve un busto di marmo e a Giacomo Raffaelli la statuetta di Napoleone a cavallo.

Tutt’intorno, fra le 14 opere (tutte di collezione privata) che compongono la mostra, sfilano funzionari e membri della corte milanese, ritratti da Giambattista Gigola in miniature su avorio, insieme a vedute e scene del tempo, come il dipinto di Francesco Hayez «Napoleone distribuisce le decorazioni dopo la battaglia di Wagram», 1831, commissionato dal conte Carlo Cicogna, che era stato aiutante di campo del viceré Eugenio de Beauharnais.

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