«Mirabile pittoressa» ma non decollata

Al Castello del Buonconsiglio una mostra su Fede Galizia, che conquistò la corte di Rodolfo d’Asburgo

Camilla Bertoni |  | Trento

«Sebbene le mostre sulle pittrici siano diventate quasi “un genere” di successo, Fede Galizia non è “decollata”». Parola di Giovanni Agosti, curatore, insieme a Jacopo Stoppa, della prima monografica dedicata alla «mirabile pittoressa» di origine trentina che sarà celebrata al Castello del Buonconsiglio dal 3 luglio al 24 ottobre.

Figlia d’arte (il padre Nunzio era miniatore, costumista e cartografo), è documentata a Milano a partire dal 1587, città dove vive prevalentemente fino alla morte, avvenuta dopo il 1630. Artista dal successo straordinario, grazie alla mediazione di Giuseppe Arcimboldo arriva a conquistare i favori di Rodolfo II d’Asburgo. Ricordata per tutto il Novecento come autrice di nature morte alle origini del genere, la sua statura artistica non è tuttavia «decollata» nell’interesse della critica (da ricordare la monografia di Flavio Caroli, pubblicata nel 1989 da Allemandi, Ndr).

«Le ricerche condotte per la mostra, spiega ancora Agosti, che hanno visto in prima fila un gruppo di giovani studiosi formatisi tra la Statale di Milano, l’Università di Padova e la Normale di Pisa (Agostino Allegri, Federico Giani, Giovanni Renzi) con lo staff del Buonconsiglio (in particolare Luciana Giacomelli e Mirco Longhi), hanno portato molte nuove informazioni. Continuano tuttavia a sfuggire luogo e data sia della nascita che della morte di Fede, un nome programmatico per l’Europa della Controriforma, mentre molti nuovi elementi sono emersi sulla figura del padre. Originario di Cremona, la sua carriera, ma anche quella di Fede, si svolge al confine tra il mondo delle arti e il mondo dello spettacolo: la nostra mostra cercherà di darne testimonianza, tramite una collaborazione con la Naba di Milano, con alcune allieve e la docente Alice De Bortoli che firma l’allestimento al quale abbiamo voluto dare un impatto teatrale, con il coinvolgimento per le luci di Pasquale Mari, collaboratore di Mario Martone».

Nelle nove sezioni saranno esposte un’ottantina di opere tra dipinti, disegni, incisioni, medaglie e libri antichi, costruendo in premessa un panorama sulle donne pittrici all’epoca della Controriforma e sulla città di Trento che ospitò il Concilio.

«Nella stagione in cui Fede è operosa, chiarisce Stoppa, ci sono altre donne coinvolte nel mondo della produzione artistica. I loro profili, anche grazie a questa mostra, stanno cominciando a prendere forma; abbiamo per esempio rintracciato una pala sconosciuta di Lavinia Fontana, ma c’è ancora parecchio da fare. Basta pensare a come, per secoli, uno dei dipinti più riusciti della Galizia, il ritratto di Federico Zuccari conservato agli Uffizi, sia stato preso per un autoritratto, nonostante la firma e la data del 1604».

Ne esce il ritratto di una donna di successo, formatasi nell’ammirazione di Correggio, ritrattista ricercata e conscia della sua fama, ma se si cerca nelle sue ricorrenti immagini dedicate a Giuditta un intento «protofemminista», i curatori smentiscono: «Quel soggetto è piuttosto il pretesto per esibizioni di sartoria o di gioielleria».

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